Il Tribunale di Frosinone ha messo la parola fine sulla vicenda della capretta uccisa ad Anagni nell’agosto del 2023. Il giudice per le indagini preliminari ha infatti disposto l’archiviazione dell’inchiesta, una decisione che ha suscitato l’amarezza dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), che si era costituito parte civile.
L’episodio aveva scatenato un’ondata di indignazione nazionale dopo la diffusione di un video sui social network. Nelle immagini, alcuni giovani colpivano brutalmente l’animale con calci, tra risate e insulti, in un agriturismo dove stavano festeggiando un compleanno. La violenza gratuita documentata nel filmato aveva spinto ENPA e altre associazioni a presentare denuncia per chiedere un rapido accertamento delle responsabilità penali.
Nonostante l’evidenza del maltrattamento mostrata nel video, il percorso giudiziario si è scontrato con un ostacolo insormontabile. Il giorno successivo ai fatti, il corpo della capretta non è stato ritrovato. Questa circostanza ha reso impossibile eseguire l’esame necroscopico, l’unico accertamento in grado di stabilire con certezza scientifica le cause esatte della morte e, soprattutto, di collegare il decesso direttamente alle percosse subite.
Senza questo nesso di causalità provato, il giudice ha ritenuto che non vi fossero elementi sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio. La motivazione dell’archiviazione si basa sull’impossibilità di formulare una “ragionevole previsione di condanna” nei confronti degli indagati, un principio secondo cui un processo non deve essere avviato se le probabilità di arrivare a una sentenza di colpevolezza sono troppo basse.
Claudia Ricci, avvocato di ENPA, ha commentato la decisione con lucidità e rammarico: «Da un punto di vista tecnico non possiamo che prendere atto della decisione del giudice». La legale ha inoltre spiegato che questa archiviazione determina la caduta anche del procedimento parallelo attivato presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, che era stato sospeso in attesa dell’esito di Frosinone.
«Quello che possiamo dire con certezza è che un fatto c’è stato: il fatto esiste e qualcuno lo ha commesso», ha continuato l’avvocato Ricci, sottolineando la frustrazione per un esito che lascia un vuoto di giustizia. «Non siamo colpevolisti né giustizialisti, ma tuteliamo il bene vita a 360 gradi. In questo caso, purtroppo, questo bene vita è rimasto oggettivamente privo di giustizia».
Resta quindi il profondo rammarico per un episodio di crudeltà che, pur essendo stato visto da milioni di persone, si conclude senza un responsabile legale. Una violenza documentata, avvenuta e innegabile, che resterà tristemente impunita.



















