L’urgenza della transizione ecologica impone un cambio di passo radicale nel mondo delle costruzioni. I sistemi di pianificazione devono essere adattati per fornire risposte concrete e operative a una sfida non più rimandabile. Sono necessarie procedure che assicurino rapidità, qualità ed efficienza. Questo è il messaggio lanciato da Sara Verones durante il suo intervento a REbuild 2026, la convention dedicata all’innovazione dell’ambiente costruito che si è tenuta al Centro Congressi di Riva del Garda.
Nel corso del panel su regole e pianificazione, Verones ha sottolineato come la sensibilità ecologica sia diventata un “elemento costituente” all’interno dell’intera filiera. Non si tratta più di un’opzione o di una caratteristica aggiuntiva, ma di un fondamento imprescindibile per la progettazione, le imprese di costruzione, la pubblica amministrazione e persino per il sistema finanziario. Il lavoro svolto negli ultimi anni per superare la percezione del “green” come semplice tendenza ha dato i suoi frutti.
“La svolta culturale è stata recepita”, ha spiegato l’esperta. “Oggi, l’attenzione all’impatto ambientale rappresenta un dato acquisito, anche e soprattutto dal punto di vista degli investimenti”. Il capitale si orienta con sempre maggiore decisione verso progetti che garantiscono performance ecologiche elevate, perché considerati più sicuri e redditizi nel lungo periodo.
Un’ulteriore conferma di questa evoluzione proviene dall’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social, and Governance). Secondo Verones, gli operatori del settore li hanno ormai pienamente interiorizzati. “Non vengono più vissuti come uno strumento di branding o rebranding, ma come una componente strutturale della progettazione e della valutazione degli investimenti”, ha affermato. Questo significa che la valutazione di un progetto immobiliare non si basa più solo sui ritorni economici, ma include metriche precise relative al suo impatto sull’ecosistema e sul benessere della comunità.
Tuttavia, per trasformare questa consapevolezza in risultati tangibili, è indispensabile un aggiornamento degli strumenti normativi e operativi. La sfida principale, secondo Verones, consiste nell’adeguare l’apparato burocratico e di pianificazione alla velocità richiesta dalla crisi climatica. Servono regole chiare e processi snelli che non ostacolino, ma favoriscano la realizzazione di edifici e infrastrutture a basso impatto, promuovendo l’uso di materiali riciclati, l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili.
L’intervento a REbuild ha quindi evidenziato una doppia realtà: da un lato, un settore privato e finanziario che ha già abbracciato la rivoluzione verde come nuovo standard; dall’altro, la necessità che il sistema pubblico acceleri il passo per creare un quadro di riferimento all’altezza di questa trasformazione, garantendo coerenza tra obiettivi ecologici e pratiche costruttive.


















