Roma: economia circolare per l’autonomia europea

25
Economia circolare
Economia circolare

L’economia circolare ha superato la sua dimensione puramente ambientale per diventare un fattore strategico per la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale dell’Europa. Lo ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, durante la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare che si è tenuta a Roma.

L’intervento si è svolto in un momento cruciale, con l’Unione Europea in procinto di varare il nuovo Circular Economy Act. Ronchi ha sottolineato come lo scenario globale sia radicalmente mutato. Guerre, dazi e restrizioni commerciali stanno rendendo sempre più difficile l’accesso alle risorse strategiche.

Secondo i dati dell’Ocse, tra il 2009 e il 2024 le barriere alle esportazioni di materiali grezzi sono quintuplicate, attraverso un mix di limiti quantitativi, dazi e divieti totali. Questa situazione ha creato una nuova e crescente vulnerabilità per il continente, che va oltre la nota dipendenza energetica da petrolio e gas.

Oggi l’Europa si trova ad affrontare un problema di sicurezza nell’approvvigionamento dei materiali, avendone classificati ben 34 come “critici” e 17 come “essenziali” per il proprio sviluppo industriale. In questo quadro, aumentare la circolarità assume una funzione geopolitica, oltre che ambientale.

“Serve a diminuire la dipendenza da alcune aree del mondo e a rafforzare la resilienza economica e industriale europea”, ha spiegato Ronchi. La transizione circolare diventa quindi una leva per garantire maggiore stabilità e autonomia strategica, un percorso che richiederà importanti investimenti, come stimato anche dalla Banca Europea per gli Investimenti.

Durante la conferenza, Ronchi ha presentato le dieci proposte elaborate dal Circular Economy Network in vista del futuro regolamento comunitario. Uno dei punti chiave è la necessità di potenziare il mercato delle materie prime seconde, ovvero quelle ottenute dal recupero. “Non basta riciclare se poi i materiali recuperati non sostituiscono davvero quelli vergini”, ha affermato.

Un’altra priorità assoluta riguarda la gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE). Questi dispositivi rappresentano una vera e propria miniera urbana di materiali preziosi. Tuttavia, l’Italia è ancora molto indietro: la raccolta si attesta a meno del 30%, un dato lontanissimo dall’obiettivo europeo fissato al 65%.

Tra le proposte figura anche l’introduzione di incentivi fiscali per le attività che promuovono la sostenibilità, come la riparazione, il riutilizzo e la condivisione. Secondo Ronchi, “le attività che aumentano la competitività sostenibile devono essere incoraggiate anche dal punto di vista fiscale”.

Infine, è stato sottolineato il ruolo cruciale dei territori. La transizione verso un modello più sostenibile deve coinvolgere attivamente le amministrazioni locali e le regioni, che sono attori protagonisti nella trasformazione dell’intera filiera produttiva.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome