Truffe online clan Mazzarella, scambio di favori tra cosche contrapposte

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Antonio Licciardi (indagato) e Ciro Mazzarella
Antonio Licciardi (indagato) e Ciro Mazzarella

NAPOLI – A Napoli emergono dettagli inquietanti dall’inchiesta sulle frodi informatiche che ha portato all’arresto da parte dei carabinieri di 12 indagati ritenuti vicini al Clan Mazzarella, tra cui anche i boss Ciro Mazzarella e Michele Mazzarella, per i quali è stato disposto il carcere, oltre alla notifica del divieto di dimora per altri quattro soggetti, sempre riconducibili – secondo le accuse – al clan. Tra gli elementi più significativi emersi dalle indagini vi sarebbe anche una collaborazione tra due gruppi storicamente contrapposti nello scenario della camorra: i Mazzarella e i Clan Licciardi.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le rivalità tra clan sarebbero state momentaneamente accantonate quando si è trattato di sviluppare un sistema di truffe informatiche particolarmente redditizio. Un comportamento che, sottolineano gli inquirenti, non rappresenterebbe una novità assoluta, poiché già in passato le indagini avevano documentato episodi simili in cui interessi economici comuni avevano prevalso sulle tensioni tra organizzazioni criminali.

Al centro del meccanismo fraudolento ci sarebbe stato un esperto informatico trentenne, ritenuto vicino al clan Licciardi, gruppo inserito nell’orbita dell’Alleanza di Secondigliano. Il giovane, dotato di competenze tecniche fondamentali per portare avanti le truffe online, si sarebbe messo a disposizione del clan Mazzarella dopo aver ottenuto un’autorizzazione interna, necessaria in contesti criminali dove anche la collaborazione tra affiliati di gruppi diversi deve essere approvata dai vertici.

Gli investigatori ritengono che i Mazzarella abbiano chiesto e ottenuto il via libera per utilizzare le competenze del trentenne. L’autorizzazione sarebbe arrivata da Antonio Licciardi, anch’egli indagato ma attualmente a piede libero. Secondo l’ipotesi investigativa, il 30enne avrebbe avuto un ruolo nell’organizzazione di un colpo al centro di smistamento delle Poste di Milano, dal quale sarebbero state sottratte numerose carte di credito.

Quel furto avrebbe rappresentato il primo passo della presunta attività criminale. Le carte trafugate sarebbero state utilizzate per entrare in contatto con i titolari e avviare le successive truffe informatiche, sfruttando tecniche di raggiro sempre più sofisticate. In questo contesto, le competenze del giovane informatico avrebbero avuto un peso decisivo nella gestione dei contatti e delle operazioni digitali.

In cambio della sua collaborazione, Antonio Licciardi avrebbe ricevuto una parte delle schede sottratte durante il colpo, ottenendo così un guadagno diretto dall’attività illecita. Un accordo che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbe come le organizzazioni criminali siano sempre più capaci di adattarsi alle nuove opportunità offerte dalla tecnologia, integrando competenze informatiche nei propri schemi operativi. L’indagine, coordinata dalla magistratura e condotta dalle forze dell’ordine, continua ora a ricostruire nel dettaglio la rete di rapporti e responsabilità dietro il sistema di frodi, evidenziando ancora una volta la capacità della criminalità organizzata di superare rivalità storiche quando sono in gioco affari particolarmente redditizi.

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