Pirateria tv, perquisizioni e sequestri. Il ‘pezzotto’ cambia forma: dai vecchi decoder modificati ai codici Iptv venduti

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La Guardia di Finanza mette nel mirino il 'pezzotto'
La Guardia di Finanza mette nel mirino il 'pezzotto'

MONDRAGONE – Guardare lo sport in televisione è diventato, per molte famiglie, un costo sempre più difficile da sostenere. Abbonamenti, pacchetti separati e rincari hanno trasformato partite, eventi e campionati in un prodotto spesso percepito come un lusso. Ed è proprio dentro questo spazio, tra il desiderio di non rinunciare allo sport e la volontà di spendere poco, che continua ad allargarsi il mercato illegale del cosiddetto ‘pezzotto’.

Un fenomeno che negli anni ha cambiato forma. Prima c’erano le schede hackerate, i decoder modificati, gli apparecchi capaci di agganciare canali criptati senza pagare l’abbonamento. Oggi il sistema è più fluido, più tecnologico e più difficile da intercettare: codici, applicazioni, chiavette da collegare alla televisione, liste Iptv e accessi venduti a prezzi stracciati per vedere illegalmente contenuti delle pay tv. Un meccanismo che non riguarda solo chi compra il servizio, ma soprattutto chi lo organizza, lo distribuisce e lo alimenta attraverso reti digitali strutturate.

In questo quadro si inserisce l’indagine che nelle scorse ore ha toccato anche Mondragone e il Litorale Domizio. La guardia di finanza, su delega della Procura di Bologna, ha eseguito diverse perquisizioni nei confronti di residenti della zona, con l’obiettivo di sequestrare telefoni cellulari, computer e altri dispositivi informatici ritenuti utili agli accertamenti. Gli investigatori puntano a ricostruire ruoli, collegamenti e flussi del presunto sistema di accessi illegali ai contenuti televisivi.

Secondo quanto emerge, l’ipotesi è che non si tratti di semplici utilizzatori finali, ma di soggetti che potrebbero essere collegati a una rete in grado di mettere in piedi e far funzionare il meccanismo del ‘pezzotto’ di nuova generazione. Il fatto che a coordinare l’attività investigativa sia la Procura di Bologna non esclude che il cuore del presunto sistema possa trovarsi in Emilia-Romagna, mentre sul Litorale Domizio sarebbe stata individuata una possibile appendice operativa o comunque un segmento della rete finito sotto la lente degli inquirenti.

Il mercato illegale delle pay tv pirata si muove infatti su più livelli. C’è chi gestisce le piattaforme, chi vende gli accessi, chi cura i pagamenti, chi assiste gli utenti quando il servizio non funziona e chi diffonde codici e credenziali attraverso canali chiusi, chat o contatti diretti. Il prezzo basso è l’esca: pochi euro al mese per vedere contenuti che, legalmente, richiederebbero abbonamenti molto più costosi. Ma dietro l’apparente convenienza si nasconde un sistema illecito che danneggia emittenti, società sportive e operatori del settore, alimentando un circuito sommerso sempre più vicino al cybercrime.

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