Referendum, il fronte del NO. Graziano: “Con la riforma c’è il rischio dei super pm. Parlamento scavalcato”

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Stefano Graziano
Stefano Graziano

CASERTA – Per la riforma della giustizia il Parlamento è stato ignorato dal Governo e il paradossale rischio è quello di rafforzare i pm. Ne parla con “Cronache” il deputato del Pd Stefano Graziano.

In questi giorni quale orientamento registra fra i cittadini sul referendum sulla giustizia?
Registro una partecipazione seria e diffusa tra i cittadini, che si interrogano sul merito della riforma. L’orientamento è inevitabilmente condizionato dalla qualità della campagna referendaria. Chi ha votato questa riforma in Parlamento senza consentire un solo emendamento fa campagna per il sì senza spiegare cosa cambia concretamente nella vita dei cittadini e nell’architettura costituzionale. Noi, invece, sosteniamo che questa riforma, così come concepita, non risolve i problemi della giustizia italiana, ma anzi indebolisce i contrappesi del sistema e apre spazi pericolosi all’interferenza politica sull’azione penale.

La campagna referendaria sta per terminare. Non trova che il quesito sia stato spiegato male da entrambi gli schieramenti?
Il problema di fondo è che questa riforma costituzionale, la prima di tale portata nella storia della Repubblica, è stata approvata in prima lettura senza che il Parlamento potesse modificare nemmeno una virgola. Un fatto politico gravissimo che racconta tutto sul metodo di questa maggioranza. Nel merito, a mio avviso, la separazione delle carriere non accelera i processi, non migliora l’organizzazione degli uffici giudiziari che, invece, sono i problemi reali della giustizia italiana. La Meloni commette lo stesso errore di Renzi: politicizzare un referendum produce effetti opposti a quelli sperati, e i cittadini lo dimostreranno.

In un’intervista a “Cronache”, il direttore del dipartimento di scienze politiche dell’università “Vanvitelli” Francesco Eriberto D’Uppolito ha manifestato la preoccupazione che il sì al referendum possa paradossalmente avere l’effetto opposto a quello sperato dal governo, creando dei “super pm”. Condivide questi timori?
Condivido i timori del Professor D’Ippolito. Il pubblico ministero, con questa riforma, tende inevitabilmente ad avvicinarsi alla polizia giudiziaria, assumendo una funzione più investigativa che requirente. Il rischio è un PM con poteri enormi e senza contrappesi, un giudice progressivamente marginalizzato e uno spazio sempre più ampio per l’interferenza politica sull’esercizio dell’azione penale.

Il centrodestra sta citando dichiarazioni passate di esponenti Pd favorevoli alla separazione delle carriere e anche Bobo Craxi ieri su “Cronache” ha dichiarato che questo punto era nel programma Pd del 2022. Come replica a queste osservazioni?
La maggioranza mistifica la realtà. Nessuno ha mai negato che la giustizia necessiti di correttivi e il Partito Democratico ha sempre sostenuto riforme serie e fondate sul merito. Ma c’è una differenza sostanziale tra riformare e stravolgere. Il nomen juris non corrisponde necessariamente al contenuto: chiamare una proposta con lo stesso nome non significa che sia la stessa cosa. Le proposte del centrosinistra in materia di giustizia hanno sempre preservato l’indipendenza della magistratura e i contrappesi costituzionali. Questa riforma, al contrario, li smonta. E poi il punto politico è dirimente: siamo di fronte a un Parlamento ridotto a ratificare le decisioni di una cerchia ristretta, senza che l’opposizione abbia potuto contribuire con un solo emendamento. Una riforma costituzionale si fa con il consenso più largo possibile, non con la prepotenza della maggioranza. Il centrodestra si occupasse piuttosto di governare il Paese, cosa che sta facendo con preoccupante approssimazione.

Dopo il referendum il Pd farà proposte per riformare la giustizia?
Il Partito Democratico è sempre pronto a fare la propria parte. Vogliamo riformare la giustizia nel merito: tempi dei processi, organizzazione degli uffici, certezza della pena. Queste sono le priorità reali dei cittadini. Ma una riforma seria si costruisce con competenza, confronto parlamentare e rispetto della Costituzione, non per assecondare una narrazione elettorale. Voteremo no, e dopo il referendum saremo in prima fila per aprire un cantiere riformatore serio, che questa maggioranza non è stata capace di avviare.

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