Alcaraz, il polso a rischio per il suo dritto esplosivo

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Sport tennis
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Il caso di Carlos Alcaraz ha acceso i riflettori su un problema sempre più centrale nel tennis moderno: la salute del polso. Nonostante la giovane età, il tennista spagnolo ha dovuto affrontare uno stop forzato che ha compromesso parte della sua stagione.

Per analizzare le cause è intervenuto Claudio Zimaglia, fisioterapista e osteopata che ha lavorato con campioni come Jannik Sinner e Novak Djokovic. Secondo l’esperto, lo stile di gioco di Alcaraz ha un ruolo determinante: il suo dritto è estremamente esplosivo, con un uso marcato del polso per generare velocità e angoli acuti.

Questa “frustata” continua, combinata con l’uso di corde rigide, crea uno stress meccanico che i tendini faticano a sostenere nel lungo periodo. L’infortunio, manifestatosi inizialmente come un edema al muscolo pronatore dell’avambraccio, è poi evoluto in una tenosinovite, un’infiammazione della guaina che riveste il tendine e che, se non gestita, provoca dolore e gonfiore durante il movimento.

Il problema non riguarda solo il gesto tecnico individuale, ma è una condizione diffusa nel circuito professionistico. Le cause principali sono tre: il sovraccarico meccanico dovuto a ore di allenamento senza un adeguato recupero, l’attrito generato da rotazioni estreme come il top-spin e i microtraumi da impatto e vibrazione causati dall’attrezzatura.

Proprio le palline sono un fattore critico. Molti giocatori, incluso Djokovic, hanno lamentato la mancanza di uniformità dei materiali tra i vari tornei. Si passa da palle leggere a modelli pesanti che diventano “pelosi” e lenti dopo pochi game, costringendo l’atleta a spingere di più con l’avambraccio già affaticato. Alcuni professionisti parlano di “effetto sasso” per descrivere l’impatto con palline dal nucleo molto rigido, che aumenta lo stress su legamenti e tendini.

La prevenzione oggi richiede un approccio integrato. Non è più sufficiente lo stretching, ma servono protocolli che includono preparazione atletica mirata, esercizi di rinforzo con strumenti come hand grip e flex bar, e un riscaldamento specifico per mano, polso e avambraccio. La collaborazione tra fisioterapista e preparatore atletico è diventata fondamentale.

Infine, la tecnologia aiuta a correggere i difetti tecnici. La videoanalisi biomeccanica permette di individuare movimenti inefficienti che generano sovraccarichi, mentre la valutazione di parametri come la mobilità articolare e la forza della presa consente di monitorare lo stato funzionale dell’atleta e intervenire prima che un problema diventi invalidante.

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