C’è qualcosa di nuovo che si muove a Napoli, e non è solo una tendenza gastronomica. È piuttosto un cambio di sguardo, un modo diverso di stare insieme e di abitare la città. Il 18 e 19 aprile, negli spazi di FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli, arriva MAGNAVEG, il primo festival vegano del Sud Italia: due giorni che promettono di essere molto più di un evento dedicato al cibo.
Il nome richiama la Magna Grecia, ma qui la storia si intreccia con il presente e con una “rivoluzione gentile” che parte dal Mediterraneo. L’idea è semplice solo in apparenza: usare il cibo come punto di partenza per parlare di cultura, etica, ambiente e comunità. E farlo senza barriere, senza giudizio, aprendo le porte anche a chi vegano non è, ma è curioso di capire.
Per un weekend, FOQUS si trasforma in uno spazio vivo, attraversato da linguaggi diversi. Ci saranno talk e incontri su antispecismo, sostenibilità e società, ma anche momenti più intimi e personali, come le sessioni di meditazione sul rooftop, con Napoli che si apre tutto intorno e il Vesuvio sullo sfondo. Non manca neanche il cinema: tra gli appuntamenti più attesi, la proiezione gratuita del docufilm Maledetti Vegani, uscito nelle sale il 24 marzo.
Accanto alla riflessione, però, c’è il cuore del festival: il cibo. Showcooking e masterclass porteranno a Napoli alcune delle voci più interessanti della cucina vegetale contemporanea, come Valeria Sommella, Boris Scafati e Salvatore Montella. Non solo dimostrazioni, ma vere occasioni per ripensare il rapporto con ciò che mangiamo, tra sperimentazione e tradizione rivisitata.
Il programma si allarga anche al benessere, con consulenze nutrizionali gratuite e momenti di approfondimento guidati da professionisti, tra cui il pediatra Maurizio Conte. Un modo per rispondere a dubbi, curiosità e – perché no – pregiudizi ancora molto diffusi.
Ma MAGNAVEG non si ferma qui. Una parte centrale del festival è dedicata a rifugi, santuari e associazioni che ogni giorno lavorano sul campo per la tutela degli animali e la promozione di pratiche non violente. Realtà come LAV – Lega Antivivisezione, ELSA e Capra Libera Tutti portano storie, esperienze e testimonianze che spesso restano lontane dai riflettori.
E poi c’è lo spazio per l’arte e per le voci fuori dagli schemi, con la presenza di Mariano Gallo, della stand-up comedian Simonetta Musitano e dello street artist Moby Dick. Perché anche l’arte, qui, diventa strumento di racconto e di resistenza.
Tra uno talk e un laboratorio, ci si perde (volontariamente) nell’area food e nel popup market: street food vegetale, produttori indipendenti, progetti che parlano di filiere sostenibili e nuove economie. Un piccolo ecosistema temporaneo dove tutto sembra connesso: territorio, creatività, comunità.
MAGNAVEG nasce con un’ambizione chiara: creare uno spazio accessibile, inclusivo, in cui la gentilezza non sia solo uno slogan. Un luogo dove le differenze non si scontrano, ma si incontrano. Non a caso, il festival dialoga anche con il Napoli Queer Festival, contribuendo a costruire una settimana di eventi che mette al centro corpi, identità e diritti.
Il risultato è qualcosa che va oltre il classico format del festival. È un esperimento sociale, culturale e umano, che usa il cibo come linguaggio universale per aprire conversazioni più profonde. E forse è proprio questo il punto: non convincere, ma far venire voglia di ascoltare.
A Napoli, per due giorni, il cambiamento passa anche da un piatto condiviso.


















