Uno studio pubblicato su *Austral Ecology* ha lanciato un allarme per la *Rhodamnia zombi*, pianta scoperta nel Queensland, Australia. Questo piccolo albero, dalle foglie scure e i fiori candidi, potrebbe essere a una sola generazione dalla sua completa estinzione, vivendo una condizione biologica drammatica.
Il suo nome non è casuale. La pianta è infatti “viva”, ma si trova in uno stato di stasi che le impedisce di crescere o di riprodursi. È a tutti gli effetti una specie “morta vivente”: tecnicamente non è deceduta, ma nelle condizioni attuali non ha alcuna possibilità di generare discendenti e, quindi, non ha futuro.
La causa di questa paralisi biologica è un fungo patogeno noto come ruggine del mirto (*Austropuccinia psidii*). Apparso in Australia nel 2010, questo agente sta devastando la flora locale, infettando esclusivamente le piante della famiglia delle Myrtaceae, a cui appartiene anche il genere *Rhodamnia*.
Il fungo è ormai diffuso nelle regioni del Queensland e del New South Wales, dove ha colpito quasi 200 specie diverse. Il bilancio è gravissimo: dal suo arrivo, ha portato circa 40 specie a un passo dall’estinzione. Diciassette di queste sono state classificate nella “Category X”, che indica un’altissima probabilità di scomparsa entro una sola generazione.
La *Rhodamnia zombi* è l’ultima specie ad essere stata aggiunta a questa lista critica. Il problema principale della ruggine del mirto è la sua modalità d’azione: una volta che ha infettato un albero, attacca sistematicamente i nuovi germogli non appena questi tentano di spuntare.
Questo attacco continuo impedisce di fatto alla pianta di sviluppare nuovi rami, foglie e fiori, bloccandone la crescita e annullando ogni capacità riproduttiva. L’individuo rimane vivo, ma è condannato a una lenta morte senza lasciare discendenti, un vicolo cieco evolutivo.
Per tentare di salvare la specie, gli scienziati hanno avviato una corsa contro il tempo. La strategia di conservazione, come spiegato dagli autori dello studio, si basa sulla ricerca meticolosa di piante che presentino ancora germogli sani, non ancora attaccati dal patogeno.
Questi preziosi germogli vengono poi prelevati e trasferiti in luoghi protetti, come giardini botanici o serre specializzate, dove l’ambiente è controllato e privo del fungo. Qui, le giovani piante possono finalmente crescere in sicurezza, lontano dalla minaccia che le ha paralizzate nel loro habitat naturale.
La speranza dei ricercatori va oltre la semplice sopravvivenza degli esemplari. Si auspica che, coltivando queste piante in un ambiente sicuro, le generazioni successive possano sviluppare una qualche forma di resistenza naturale alla ruggine del mirto.
Se questa strategia funzionasse, in futuro la specie potrebbe essere reintrodotta nel suo ambiente originario, capace finalmente di prosperare senza l’intervento umano. Al momento, tuttavia, non esistono certezze sul successo di questo piano. L’unica cosa sicura è che il tempo a disposizione per scoprirlo è molto poco.


















