CASAPESENNA – Una struttura definita, gerarchica, con ruoli precisi e un’organizzazione che continua a operare sul territorio: è questa l’immagine che emerge dagli atti dell’inchiesta sulla fazione Zagaria che, secondo la Procura, dopo l’arresto del boss Michele Zagaria nel 2011 avrebbe riorganizzato i propri assetti mantenendo intatta la capacità operativa. L’indagine vede indagati, a vario titolo per associazione mafiosa, Antonio e Carmine Zagaria, Carlo Bianco, Giuseppe Granata, Antonio De Rosa, Giovanni Riccio, Angelo Antonio Salviati, Francesco Adinolfi, Andrea Bortone e Franco Lombardi. Al vertice, secondo l’accusa, ci sarebbero i fratelli Antonio e Carmine Zagaria, indicati come reggenti della fazione e punti di riferimento dell’intero sistema, incaricati di dirigere e coordinare le attività, pianificando incontri con gli affiliati e impartendo direttive operative per le principali attività illecite.
Le basi operative individuate dagli investigatori sono due esercizi commerciali: ‘Les Parfums’ a San Marcellino, punto di riferimento di Carmine Zagaria, e il ‘Caffè Sofia’ a Castel Volturno per Antonio Zagaria. È in questi contesti che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, venivano organizzate le strategie del gruppo e distribuiti i compiti agli affiliati. A svolgere un ruolo centrale nella gestione operativa sarebbe Carlo Bianco, considerato il braccio esecutivo dei vertici, che per l’accusa avrebbe tradotto in azione le direttive dei fratelli Zagaria, coordinando le attività estorsive, la gestione delle slot machine imposte agli esercizi commerciali, le interferenze nelle compravendite di terreni e le operazioni di riciclaggio. Bianco avrebbe inoltre utilizzato l’attività di autonoleggio ‘Li.Ca. Rent’ di Villa di Briano come base per incontri e riunioni operative.
Accanto a lui, con funzioni di supporto e controllo del territorio, emergono le figure di Giuseppe Granata e Antonio De Rosa, ritenuti elementi di fiducia della famiglia Zagaria. Granata, in particolare, avrebbe svolto anche un ruolo di raccordo con altre fazioni del clan, mantenendo contatti con esponenti riconducibili ai gruppi Schiavone e Bidognetti. La struttura si completa poi con una serie di figure operative: Giovanni Riccio e Andrea Bortone sarebbero stati impiegati in compiti esecutivi, il primo come autista e uomo di fiducia di Bianco, il secondo con funzioni di monitoraggio del territorio e individuazione di obiettivi da colpire con richieste estorsive.
Fondamentale anche il ruolo dei cosiddetti ‘messaggeri’, Angelo Antonio Salviati e Francesco Adinolfi, incaricati di garantire i collegamenti tra i vertici e gli altri affiliati, anche attraverso l’uso di ‘pizzini’. Salviati, titolare della pizzeria ‘Eclisse’ a Trentola Ducenta, avrebbe messo a disposizione i locali per incontri riservati, mentre Adinolfi, vicino alla famiglia Zagaria, avrebbe partecipato ai momenti decisionali. Tra i partecipi figura anche Franco Lombardi, al quale gli inquirenti attribuiscono una pluralità di compiti: dalla trasmissione di messaggi tra gli affiliati all’organizzazione di incontri, fino alla gestione di attività economiche riconducibili al gruppo e ai rapporti con ambienti della pubblica amministrazione.


















