Camorra, catturato il superboss Roberto Mazzarella. La latitanza dorata finisce in Costiera Amalfitana

513
Roberto Mazzarella
Roberto Mazzarella

VIETRI SUL MARE – La sua latitanza dorata è finita nel cuore della notte, tra il lusso discreto di una villa con vista mozzafiato sulla Costiera Amalfitana. Roberto Mazzarella, 48 anni, ritenuto il capo indiscusso dell’omonimo e potente clan di camorra egemone su Napoli e vasta parte della sua provincia, è stato arrestato. Si chiude così, dopo oltre un anno, la fuga di uno degli uomini inseriti nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell’Interno, e con essa una caccia all’uomo durata quindici mesi.

L’operazione, scattata alle prime luci dell’alba di oggi, è stata condotta con precisione chirurgica dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli, coordinati e diretti dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. Un’azione corale che ha visto la partecipazione di reparti d’élite: lo Squadrone Eliportato “Cacciatori di Calabria”, unità specializzata nella ricerca di latitanti in aree impervie, le Aliquote di Primo Intervento (Api) del Gruppo di Napoli, e persino una motovedetta della Capitaneria di Porto di Salerno, che ha sigillato ogni possibile via di fuga via mare, creando una cintura di sicurezza invalicabile attorno al resort di lusso.

Quando i militari hanno fatto irruzione nella villa di pregio a Vietri sul Mare, Mazzarella si è trovato senza scampo. Il boss, classe 1978, era in compagnia della moglie e dei due figli. Nonostante il profilo criminale di altissimo livello e l’accusa pesantissima che pende sul suo capo, non ha opposto la minima resistenza, consegnandosi ai Carabinieri. Un finale silenzioso per una latitanza vissuta nell’ombra, ma senza rinunciare agli agi.

Mazzarella era infatti uccel di bosco dal 28 gennaio 2025. Quel giorno era riuscito a sfuggire alla cattura, sottraendosi a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli. La richiesta, formulata dalla DDA, lo indica come gravemente indiziato di omicidio, aggravato dal metodo e dalla finalità mafiosa. Un’accusa che lo colloca ai vertici decisionali del clan, un ruolo ereditato e consolidato negli anni con pugno di ferro.

La perquisizione del lussuoso covo ha confermato lo stile di vita agiato che il boss manteneva anche durante la latitanza. I Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato circa 20mila euro in contanti, tre orologi di lusso di note marche internazionali, diversi documenti d’identità falsi, indispensabili per muoversi nell’ombra, oltre a numerosi cellulari e smartphone. Ma l’elemento forse più prezioso per gli inquirenti è rappresentato da una serie di manoscritti. Appunti, cifre, nomi: una vera e propria contabilità parallela che, secondo una prima analisi, potrebbe essere il libro mastro delle attività illecite del clan. Su questi documenti si concentreranno ora gli accertamenti degli specialisti dell’Arma, alla ricerca di riscontri su estorsioni, traffici e per ricostruire la fitta rete di fiancheggiatori che ha protetto e finanziato la fuga del 48enne.

L’arresto di Roberto Mazzarella rappresenta un colpo durissimo per l’organizzazione criminale che porta il suo nome e un successo investigativo di straordinaria importanza per lo Stato. La fine della sua latitanza in uno dei luoghi simbolo della bellezza italiana dimostra ancora una volta la capacità delle forze dell’ordine di penetrare e smantellare le protezioni di cui godono anche i boss più potenti, ponendo fine alla loro illusione di impunità.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome