MARANO – Le undici e mezza di sera, quando il silenzio dovrebbe calare su via Castel Belvedere, sono state squarciate dal suono secco di una pistola. Non una raffica cieca, ma quattro colpi mirati, esplosi da distanza ravvicinata, con la freddezza di chi non vuole togliere la vita, ma vuole lasciare un segno indelebile.
La vittima è Antonio Luigi Perrotta, 43 anni, volto già noto agli archivi della giustizia, che si è ritrovato d’improvviso nel mirino di un commando fantasma. La dinamica, ancora al vaglio dei carabinieri, restituisce l’immagine di un’imboscata studiata nei minimi dettagli. Perrotta si trovava a piedi quando i sicari sono entrati in azione. Che lo abbiano affiancato in corsa con uno scooter o che lo abbiano atteso nel buio di un parcheggio, il risultato non cambia: la canna dell’arma è stata infilata nell’abitacolo, quasi a voler toccare la carne. Quattro colpi. Due alle gambe, uno al gluteo. Una “gambizzazione” da manuale del crimine, fatta per mutilare, per avvertire, per umiliare.
I responsabili sono spariti nel giro di pochi secondi, inghiottiti dalle arterie di una Marano che, nonostante l’ora, sembrava aver chiuso gli occhi. Perrotta, sanguinante ma lucido, è stato trasportato d’urgenza al Pronto soccorso dell’ospedale di Giugliano. Le pallottole hanno evitato arterie principali e organi vitali; i medici lo hanno dichiarato fuori pericolo, ma la sua convalescenza sarà accompagnata dalle domande incalzanti degli investigatori.
Gli inquirenti non credono alle coincidenze. Il ferimento di Perrotta sembra essere il secondo atto di un copione già scritto. Solo pochi giorni prima, sabato scorso, la scena era stata quasi identica nel vicino corso Italia a Mugnano. Lì, il bersaglio era stato Pasquale Castaldo, 26 anni di Melito, centrato alla gamba sinistra mentre era a bordo della sua vettura da un uomo su una moto di grossa cilindrata. Stesso obiettivo, stessa spietata precisione, stesso ospedale di destinazione.
C’è un legame tra i due episodi? È in corso una redistribuzione degli equilibri criminali tra Marano, Melito e Mugnano? I carabinieri stanno setacciando la vita privata di Perrotta, le sue frequentazioni recenti e i filmati delle telecamere di videosorveglianza di via Castel Belvedere, sperando che un dettaglio, una targa o un riverbero di luce, possa dare un volto a chi ha premuto il grilletto.
In passato l’uomo era stato ritenuto vicino al clan Orlando. Inoltre, è stato coinvolto in diverse indagini sullo spaccio di sostanze stupefacenti proprio a Marano. L’episodio di martedì sera si inserisce in un clima di tensione elettrica che attanaglia l’area nord di Napoli da settimane.
Non si può dimenticare quanto accaduto lo scorso 7 marzo, quando il sangue è scorso in via Svizzera. In quell’occasione non si trattò di un avvertimento, ma di un’esecuzione spietata: dodici colpi di pistola per eliminare Castrese Palumbo, 79 anni. Un nome pesante, quello di Palumbo, cognato del defunto boss Angelo Nuvoletta, figura storica di un clan che da decenni domina il territorio.
Mentre Marano cerca di decifrare questi segnali di guerra, le indagini proseguono a ritmo serrato. La tecnica della gambizzazione indica che qualcuno sta “parlando” attraverso la polvere da sparo, imponendo nuove gerarchie o punendo sgarri che la giustizia di strada non perdona. Resta da capire chi sarà il prossimo a dover ascoltare questo fragoroso e terribile monologo di piombo.


















