Faida tra gang per la droga a Maddaloni: auto della famiglia Stefanelli-Zampella incendiata nelle palazzine popolari

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MADDALONI – Il silenzio delle cinque del mattino di ieri in via Feudo è stato squarciato dal crepitio secco delle fiamme e dall’odore acre della gomma bruciata. Per i carabinieri si tratta di un incendio di chiara matrice dolosa che ha distrutto un’auto parcheggiata all’interno di un garage privato.

Un episodio che, per modalità e tempistica, sembra uscito da un copione criminale già scritto, riportando la città calatina al centro di una narrazione fatta di violenza e intimidazioni. L’atto non ha colpito a caso: la vettura appartiene alla famiglia Stefanelli-Zampella, un nucleo segnato dalle cronache giudiziarie degli ultimi anni, i cui esponenti di spicco sono attualmente ristretti in carcere.

Colpire nel chiuso di un garage, protetti dall’oscurità dell’alba, trasuda una simbologia criminale precisa; non si tratta di un semplice atto vandalico, ma di un messaggio diretto a chi, nonostante le detenzioni, mantiene ancora un legame con il territorio. Il rogo segue di pochissimi giorni un altro evento inquietante avvenuto nello stesso rione, ovvero il ferimento di un uomo di Acerra, gambizzato da un colpo esploso da un’auto in corsa.

Questa recrudescenza di violenza, che vede alternarsi spari e roghi, suggerisce agli inquirenti l’ipotesi di una destabilizzazione degli equilibri criminali. Il rogo potrebbe infatti rappresentare la risposta immediata al precedente ferimento, oppure il tentativo di una nuova leva di lanciare una sfida alle vecchie guardie per colmare i vuoti lasciati dagli arresti. Un’altra pista non esclude una manovra di disturbo per destabilizzare chi ancora gestisce i traffici illeciti nell’area, rendendo il territorio incandescente.

Mentre i rilievi tecnici dei carabinieri cercano conferme materiali tra le lamiere annerite di via Feudo, cresce la preoccupazione tra i residenti. La paura diffusa è che questi eventi non siano isolati, ma rappresentino i primi segnali di una faida tra gang per il controllo della droga. Gli inquirenti sono al lavoro per stabilire la verità, ma il rischio che la spirale di violenza possa autoalimentarsi resta alto, minando la fragile stabilità del territorio maddalonese.

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