Studio Oxford: Uber aumenta traffico e inquinamento

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Mobilità insostenibile
Mobilità insostenibile

La promessa di una rivoluzione della mobilità sostenibile, portata avanti da Uber, si è rivelata un’illusione. Diversi studi hanno dimostrato come l’espansione del servizio non solo non abbia ridotto il numero di auto private, ma abbia al contrario contribuito a un aumento del traffico e delle emissioni nocive nelle aree urbane.

Una ricerca condotta dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Oxford ha fornito prove concrete analizzando 1,5 milioni di corse nel Regno Unito tra il 2016 e il 2024. I risultati hanno evidenziato che, dopo l’introduzione di un nuovo sistema di tariffazione dinamica nel 2023, i prezzi per i passeggeri sono sistematicamente aumentati.

Il meccanismo adottato dal colosso tecnologico segue uno schema consolidato. In una fase iniziale, l’azienda attira clienti e autisti con tariffe competitive, sconti e bonus. Una volta consolidata la propria posizione dominante sul mercato, gli algoritmi iniziano a far lievitare i costi delle corse, che nelle ore di punta possono superare quelli dei taxi tradizionali.

Questa strategia ha avuto un duplice impatto negativo. Da un lato, i passeggeri affrontano costi più elevati, specialmente per tragitti lunghi come quelli verso gli aeroporti, dove una corsa con Uber risulta spesso più cara di un taxi convenzionato. Dall’altro, le condizioni lavorative degli autisti sono peggiorate.

Lo studio di Oxford ha certificato che la percentuale della tariffa trattenuta da Uber (la cosiddetta “take rate”) è salita dal 25% a circa il 29%, con picchi in cui l’azienda ha incassato oltre la metà del valore della corsa. Di conseguenza, il reddito orario reale degli autisti è sceso da oltre 22 a poco più di 19 sterline, al netto dei costi operativi. Classificati come “subappaltatori autonomi”, gli autisti non beneficiano delle tutele del lavoro dipendente e trascorrono più tempo non retribuito in attesa di una chiamata.

Dal punto di vista ambientale, le conseguenze sono state altrettanto deludenti. L’aumento della congestione stradale ha portato a un inevitabile incremento delle emissioni inquinanti. Inoltre, la comodità del servizio ha allontanato una parte dell’utenza dai mezzi pubblici, ostacolando lo sviluppo di un sistema di trasporto urbano realmente integrato e sostenibile.

In conclusione, il modello di business di Uber, pur presentandosi sotto l’etichetta della sostenibilità, ha generato esiti che vanno in direzione opposta. L’arricchimento degli investitori è avvenuto a scapito delle condizioni dei lavoratori e della qualità dell’ambiente urbano, smentendo la narrazione di una soluzione tecnologica ai problemi della mobilità.

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