In Italia, le malattie neurologiche come l’Alzheimer e il Parkinson colpiscono una fascia sempre più ampia della popolazione, con stime del Ministero della Salute che parlano di circa 1,2-1,5 milioni di casi. Di fronte a questa sfida, iniziative locali innovative hanno iniziato a cercare di migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
Un esempio virtuoso arriva da Milano, dove un nuovo progetto sfrutta i benefici dei giardini terapeutici per offrire supporto e stimoli a chi convive con la demenza. Il contatto con la natura e le attività di orticoltura si sono dimostrati strumenti efficaci, ma l’approccio umano resta fondamentale. Come comportarsi durante queste sessioni di terapia verde? Ecco una guida basata sull’esperienza degli operatori.
La prima regola è non mettere fretta. Se state piantando un seme o innaffiando una pianta insieme, lasciate che la persona segua i suoi tempi. Le attività che per noi sono semplici, per lei possono essere diventate estremamente complesse. È fondamentale usare poche parole e gesti chiari per guidarla.
Parlate sempre con calma e semplicità. Un tono di voce pacato e frasi brevi sono il modo migliore per comunicare efficacemente, evitando di generare confusione o ansia. L’ambiente del giardino, con i suoi suoni e odori, aiuta inoltre a creare un’atmosfera rilassata.
Non risentitevi di fronte a reazioni di nervosismo o rabbia. Un malato di demenza può frustrarsi quando non riesce a completare un’azione, come usare un piccolo attrezzo da giardinaggio. La perdita di controllo sulle proprie capacità è una fonte di grande sofferenza.
Lo stesso vale se ripete continuamente una domanda o un racconto. Non perdete la pazienza. Rispondete ogni volta con un tono rassicurante e affettuoso, senza mai cadere nel pietismo. La vostra serenità è contagiosa e fondamentale per il suo benessere.
Incoraggiate l’autonomia. Se una persona desidera svolgere un’attività da sola, come scegliere i fiori da raccogliere o riempire un vaso di terra, non ostacolatela. Sostenetela con discrezione. Questo la aiuta a mantenere un senso di autoefficacia e a convivere più serenamente con la malattia.
Cercate di non interrompere mai il canale comunicativo. Leggere insieme il nome di una pianta su un cartellino, raccontare una storia legata a un fiore o semplicemente ascoltare possono stimolare una conversazione, anche se frammentata. Ogni piccolo scambio è prezioso.
Mantenete una routine stabile. Avere appuntamenti fissi in giardino, con attività simili ogni volta, garantisce tranquillità e riduce l’ansia legata all’imprevedibilità. La ripetizione di gesti familiari, come prendersi cura di una pianta che cresce, diventa un’ancora di stabilità per il paziente.
Infine, ricordate che un conto è aiutare, un altro è sostituirsi completamente. Sostenere una persona in un compito difficile è utile, ma prenderne il posto in ogni attività è controproducente, perché ne mina l’indipendenza residua e l’autostima.


















