La Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio ha approvato all’unanimità a Roma, il 15 aprile 2026, una relazione fondamentale per contrastare la violenza economica di genere. Il documento propone di introdurre una nuova fattispecie di reato nel nostro ordinamento giuridico.
L’iniziativa legislativa, frutto del lavoro delle relatrici Martina Semenzato, Elena Leonardi e Cecilia D’Elia dopo 93 audizioni, punta a inserire esplicitamente questa forma di abuso nell’articolo 572 del Codice Penale. In questo modo, la violenza economica verrà equiparata a tutti gli effetti ai maltrattamenti contro familiari e conviventi, colmando un importante vuoto normativo.
L’obiettivo è fornire strumenti concreti per l’identificazione precoce dei soprusi e garantire alle vittime una protezione legale più solida. La proposta mira a sostenere l’emancipazione femminile e la salute psicofisica delle donne, offrendo supporto statale indipendentemente dal loro reddito.
La decisione della Commissione risponde all’esigenza di codificare un orientamento della giurisprudenza finora applicato in modo disomogeneo dai tribunali. Durante le audizioni, esperti come la statistica Linda Laura Sabbadini e il magistrato Valerio de Gioia hanno evidenziato come l’abuso economico sia una delle forme di prevaricazione più subdole e diffuse in Italia, spesso un preludio a violenze di natura fisica.
L’approvazione di questa relazione rappresenta un passo cruciale per l’allineamento dell’Italia alla Convenzione di Istanbul. I dati confermano che una percentuale molto alta di donne che si rivolgono ai centri antiviolenza denuncia una totale dipendenza economica dal partner, un fattore che rende estremamente complesso uscire dal ciclo della violenza.
Un punto qualificante della riforma è l’esclusione dell’applicazione dell’articolo 131-bis del Codice Penale, ovvero la “particolare tenuità del fatto”, per i reati legati alla violazione degli obblighi di assistenza familiare. Questo impedirà di archiviare i casi considerandoli di lieve entità.
Il fulcro della proposta risiede nell’introduzione della fattispecie autonoma di controllo coercitivo. Questo nuovo reato colpirà specificamente chi esercita un monitoraggio ossessivo sul partner, limitandone la libertà attraverso la gestione del denaro e delle risorse.
Spesso questo tipo di abuso non viene percepito come tale, ma normalizzato come una dinamica di coppia “tradizionale”. È quindi fondamentale imparare a riconoscere i segnali d’allarme per poter reagire. Tra i comportamenti che la nuova norma intende perseguire figurano: impedire al partner di lavorare, controllare ogni spesa, nascondere informazioni sul patrimonio familiare, obbligare a contrarre debiti o intestarsi finanziamenti, e fornire denaro in modo umiliante e controllato.
Riconoscere queste condotte è il primo passo verso la libertà. La nuova legge punta a far sì che nessuna donna sia più costretta a subire abusi per mancanza di mezzi propri.


















