Dramma a Roma, bimba di 11 mesi in terapia intensiva: ha ingerito ketamina. Indagini in una casa famiglia

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

ROMA – Un velo di orrore e incredulità avvolge una casa famiglia della Capitale, luogo che dovrebbe essere un porto sicuro e che invece si è trasformato nel teatro di un dramma inspiegabile. Una bambina di appena 11 mesi lotta per la vita nel reparto di terapia intensiva pediatrica del Policlinico Agostino Gemelli dopo aver ingerito una sostanza stupefacente: la ketamina. Una vicenda dai contorni ancora tutti da chiarire, su cui la Procura e le forze dell’ordine hanno immediatamente acceso i riflettori.

Tutto ha inizio nel tardo pomeriggio di ieri, sabato 18 aprile. Intorno alle 18, dalla struttura protetta che ospita madri con figli in situazioni di disagio, parte una richiesta disperata di soccorso. La piccola, che si trovava insieme alla madre, mostra segni di un grave malessere. Le sue condizioni appaiono subito critiche, tanto da rendere necessario il trasporto d’urgenza al pronto soccorso del Gemelli.

Una volta in ospedale, i medici del prestigioso nosocomio romano hanno un terribile sospetto, poi confermato dagli esami tossicologici: nel sangue della neonata ci sono tracce di ketamina, un potente anestetico dissociativo spesso utilizzato illecitamente come droga ricreativa per i suoi effetti allucinogeni. La bambina viene immediatamente trasferita nel reparto di terapia intensiva pediatrica, eccellenza diretta dal professor Giorgio Conti, e affidata alle cure più avanzate.

Nella giornata di oggi, 19 aprile, dall’ospedale trapela un cauto ottimismo. Un bollettino medico diramato in mattinata informa che la piccola “è in condizioni stabili, parametri vitali nella norma, situazione neurologica nella norma”. Parole che portano un momentaneo sollievo, ma che non cancellano la gravità assoluta dell’accaduto. La bambina, sebbene non più in imminente pericolo di vita, resta sotto strettissima osservazione, monitorata costantemente per valutare eventuali danni a lungo termine che una sostanza così potente potrebbe aver causato al suo organismo ancora in pieno sviluppo.

Mentre i sanitari si prodigano per salvare la piccola, gli investigatori lavorano per ricostruire la dinamica dei fatti. Il fascicolo è già sul tavolo del pubblico ministero di turno, che coordina le indagini per fare luce su come una neonata possa essere entrata in contatto con una droga pesante. L’interrogativo principale, angosciante, è uno solo: si è trattato di un tragico e inconcepibile incidente o di un atto deliberato?

Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma è certo che la madre della bambina sia stata ascoltata a lungo. La sua testimonianza è cruciale per capire cosa sia successo in quelle ore drammatiche all’interno della casa famiglia. Si cerca di accertare se la sostanza fosse presente nella stanza, se sia stata lasciata incustodita e ingerita accidentalmente dalla piccola, attratta forse da una polvere o da un contenitore. Ogni ipotesi, al momento, resta aperta, inclusa quella più terribile. Le indagini si concentrano non solo sulla figura materna, ma anche su eventuali altre persone che possano aver avuto accesso alla stanza e alla struttura, nel tentativo di tracciare l’origine della droga e le responsabilità di una tragedia che ha trasformato un luogo di speranza nella scena di un incubo.

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