Barilla ha presentato i risultati del suo impegno per la sostenibilità, confermando una decisa accelerazione sul fronte dell’energia solare. L’azienda ha triplicato la potenza installata di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia elettrica rinnovabile nei suoi siti produttivi italiani. Questo annuncio è avvenuto in concomitanza con la Giornata Mondiale della Terra.
A livello globale, quasi la metà del consumo elettrico del Gruppo, il 48%, proviene già da fonti rinnovabili. In Italia il traguardo è ancora più significativo: i marchi Mulino Bianco, Pan di Stelle e GranCereale, insieme ai sughi, utilizzano il 100% di energia elettrica pulita. Questa viene acquistata con Garanzie di Origine oppure autoprodotta.
Per spingere ulteriormente questa transizione, Barilla ha avviato nel 2024 un “Energy & Water Plan” da 168 milioni di euro di investimenti cumulati. Solo nel corso del primo anno, il Gruppo ha già investito oltre 10 milioni di euro in efficientamento, nel rinnovamento degli impianti di trigenerazione e nell’installazione di nuovi pannelli solari.
Tra i progetti più rilevanti figura l’impianto da 1,5 MWp dello stabilimento di Rubbiano, dedicato alla produzione di sughi. Durante i mesi estivi, caratterizzati dal picco produttivo dei Pesti al basilico, questo impianto riesce a coprire il fabbisogno energetico di un’intera giornata di lavoro settimanale.
Il piano prevede l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici entro il 2026 nelle fornerie di Melfi, Ascoli e Cremona e nel pastificio di Foggia. Questi interventi porteranno la potenza installata complessiva a circa 9 MWp. L’obiettivo al 2030 è ancora più ambizioso: raggiungere 24 MW di potenza installata per l’autoproduzione.
A supporto di questo percorso, tutti i pastifici italiani Barilla sono già stati dotati di impianti di trigenerazione ad alto rendimento. Questa tecnologia permette di ridurre l’impiego di combustibili fossili e di aumentare l’indipendenza energetica delle linee di produzione.
L’impegno del gruppo non si limita all’energia. Dal 2019, la “Carta del Mulino” guida gli agricoltori verso un modello di agricoltura rigenerativa. Si tratta di un disciplinare realizzato in collaborazione con Wwf Italia, Università di Bologna, Università della Tuscia e altri partner scientifici.
Il protocollo si fonda su dieci regole precise che mirano a combinare qualità del prodotto e tutela degli agroecosistemi. Tra le pratiche incentivate ci sono le rotazioni colturali, la copertura vegetale dei terreni a riposo, la creazione di aree fiorite per gli insetti impollinatori e una riduzione dell’uso di fitofarmaci.
Il risultato più tangibile di questa visione è il biscotto Buongrano, il primo prodotto realizzato interamente con farina di grano tenero da agricoltura rigenerativa. Questo prodotto simboleggia un’ambizione più grande: estendere questo modello all’intera gamma Mulino Bianco entro il 2030.


















