Garante Privacy multa ENI per dati di attivisti

32
Pressione legale
Pressione legale

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato ENI con una multa di 96.000 euro per aver pubblicato illecitamente i dati di dodici cittadini. Quasi contemporaneamente, la multinazionale ha avviato una nuova azione legale da 800.000 euro contro l’associazione ReCommon, definita dagli attivisti una “causa temeraria”.

La sanzione del Garante è scattata in seguito alla divulgazione, sul sito web aziendale, delle informazioni anagrafiche di persone coinvolte, insieme a Greenpeace Italia e ReCommon, nella causa climatica contro il colosso energetico. L’autorità ha stabilito che la pubblicazione non era legittima e ha leso i diritti fondamentali degli individui, anteponendo la strategia di comunicazione aziendale alla tutela della privacy.

La nuova azione legale contro ReCommon, invece, trae origine da dichiarazioni rilasciate dall’associazione durante una trasmissione televisiva e da successive pubblicazioni riguardanti le attività di ENI nelle acque palestinesi e i suoi rapporti con entità israeliane. Secondo l’associazione, l’obiettivo non è discutere nel merito delle questioni, ma alzare il costo della critica e intimidire chi svolge attività di inchiesta.

Questi due episodi, sebbene distinti, sono stati interpretati da diverse organizzazioni ambientaliste come due facce della stessa medaglia. Da un lato, la tendenza delle grandi aziende del settore fossile a utilizzare il proprio peso economico e legale per scoraggiare il dissenso. Dall’altro, l’intervento di un’istituzione pubblica che pone un limite a tali pratiche, riaffermando che neanche un gigante industriale può agire al di sopra delle regole.

La reazione di ENI, quando viene contestata sulle proprie responsabilità climatiche o su scelte industriali controverse, sembra seguire uno schema ricorrente. Non solo si difende nelle sedi opportune, ma agisce anche per rendere più oneroso e rischioso l’esercizio del diritto di cronaca e di critica.

Una strategia che, secondo alcuni analisti, più che un’ostentazione di forza, rivelerebbe una crescente difficoltà nel sostenere lo scrutinio pubblico, politico e giudiziario. La vicenda ha suscitato un’ampia solidarietà nei confronti di ReCommon, interpretata come un attacco allo spazio civico e al diritto di informare.

Mentre le battaglie legali proseguono, il contrasto tra le azioni intimidatorie e le sanzioni ricevute evidenzia una tensione crescente. Il modello energetico basato sui combustibili fossili affronta una contestazione sempre più ampia, e i tentativi di soffocarla, secondo gli attivisti, non faranno che rendere più evidenti le responsabilità storiche e politiche dei grandi attori del settore.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome