L’Italia ha compiuto un passo strategico per l’economia circolare con l’apertura del suo primo impianto nazionale per il trattamento delle batterie agli ioni di litio. Realizzato dal Gruppo Seval, l’innovativo sito punta a recuperare le Materie Prime Critiche (CRM) dagli accumulatori a fine vita, fondamentali per l’autonomia industriale europea.
L’urgenza di potenziare la filiera è stata sottolineata da Assoambiente. L’attuale raccolta di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) e di pile esauste non garantisce infatti flussi costanti, scoraggiando gli investimenti in impianti di recupero avanzato. Come ha spiegato Giorgio Arienti di Erion WEEE, troppi componenti ricchi di CRM vengono esportati fuori dall’UE, causando una perdita di valore per il continente.
I dati di raccolta hanno mostrato un volume di 8,86 milioni di kg, in apparente calo. Si tratta in realtà di un effetto statistico dovuto al Regolamento UE 2023/1542, che ha riclassificato molte batterie portatili in altre categorie (mobilità leggera, industriale), evidenziando la necessità di una tracciabilità più precisa.
L’impianto Seval rappresenta un’eccellenza tecnologica grazie al brevetto Duesenfeld. Il processo avviene “a freddo”, senza degradare le sostanze chimiche, e recupera energia durante la fase di scarica delle celle, coprendo fino al 50% del fabbisogno energetico della struttura.
A regime, il sito potrà trattare 15.000 tonnellate annue di accumulatori, estraendo litio, cobalto, nichel, manganese, alluminio e rame. Questi materiali preziosi saranno reintroddoti nei cicli produttivi della mobilità sostenibile, rafforzando la filiera interna.
Nonostante l’innovazione, il settore affronta sfide notevoli, soprattutto la lentezza burocratica. In Italia, un iter autorizzativo può superare i quattro anni, frenando gli investimenti necessari per gestire le circa 800.000 tonnellate di batterie che arriveranno a fine vita nei prossimi anni.
Il modello Seval, però, guarda al futuro con un piano di espansione nazionale. È già prevista la costruzione di un impianto gemello a Potenza, presso la Riplastic Spa, per creare una rete strategica al servizio della transizione ecologica italiana.


















