ANGRI – Un’ombra che si muove nel buio, tra i binari dismessi della stazione ferroviaria, un borsone pesante, zeppo di cocaina purissima. Una scena risalente a quasi un anno fa, quella della notte del 3 maggio 2025, che ha trovato il suo epilogo lo scorso 10 aprile con l’arresto di Antonio Granata. I militari della Compagnia Carabinieri di Castellammare di Stabia hanno stretto le manette ai polsi dell’uomo, dando esecuzione a una rigorosa ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore su richiesta della Procura, lo inchioda all’accusa pesantissima di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
L’operazione odierna è il culmine di una paziente e meticolosa attività investigativa, un filo rosso che ha unito per undici mesi gli inquirenti a quel gigantesco carico di droga. Tutto ha inizio in quella notte di primavera del 2025. Secondo la ricostruzione degli investigatori, condivisa in pieno sia dalla Procura che dal G.I.P., Granata non era solo. Insieme a un complice, al momento ancora senza un nome e attivamente ricercato, sarebbe stato sorpreso mentre occultava un borsone tra la ferraglia e le erbacce dei cosiddetti “binari morti” della stazione di Angri. Un nascondiglio ritenuto evidentemente sicuro, un cimitero di vagoni e traversine lontano da occhi indiscreti, ideale per custodire temporaneamente un carico di immenso valore.
All’interno della borsa, i militari trovarono un vero e proprio tesoro per le organizzazioni criminali: 35 panetti sigillati, confezionati con cura, contenenti cocaina. La bilancia si fermò sull’incredibile peso complessivo di 36,675 chilogrammi. Una partita di droga che, una volta tagliata e immessa sulle piazze di spaccio, avrebbe potuto fruttare svariati milioni di euro, alimentando la criminalità e la dipendenza.
Da quel momento è scattata una caccia all’uomo silenziosa e complessa. Gli inquirenti hanno lavorato nell’ombra per dare un volto e un nome a quelle figure viste fuggire nella notte. L’identificazione di Antonio Granata come uno dei presunti responsabili di quell’occultamento è il risultato di un lavoro certosino, fatto di analisi di elementi, riscontri e attività tecniche che hanno permesso di raccogliere un quadro indiziario ritenuto grave, preciso e concordante dal giudice che ha firmato l’ordinanza di carcerazione. L’arresto del 10 aprile chiude un primo, fondamentale cerchio, ma l’inchiesta non si ferma. Ora si punta a identificare il complice e, soprattutto, a ricostruire l’intera filiera del narcotraffico: da dove proveniva quell’enorme quantitativo di cocaina e a chi era destinato? Granata era un semplice “custode” o un pezzo grosso dell’organizzazione?
Come previsto dalla legge, il provvedimento cautelare potrà essere impugnato dalla difesa dell’indagato e le accuse formulate dovranno superare il vaglio dei successivi gradi di giudizio. Per Antonio Granata, fino a sentenza definitiva, vige la presunzione di innocenza. Intanto, però, le porte del carcere si sono chiuse alle sue spalle, mentre le indagini proseguono per svelare tutti i segreti nascosti in quella notte tra i binari morti di Angri.


















