Tragedia sfiorata a Marano: dimentica il freno a mano e viene schiacciato dalla sua auto. Salvato dall’intervento provvidenziale dei Carabinieri

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

MARANO DI NAPOLI – Poteva trasformarsi in una tragedia irreparabile, una di quelle morti assurde causate da una fatale distrazione. Invece, grazie alla prontezza, alla preparazione e al coraggio di tre carabinieri, un uomo di 46 anni è vivo per miracolo, strappato a un destino che sembrava ormai segnato. La cronaca di una serata di terrore, quella di ieri, 25 aprile 2026, si è conclusa con un sospiro di sollievo collettivo, ma i fotogrammi di quei momenti drammatici resteranno a lungo impressi nella mente dei presenti.

Tutto ha inizio in una via di Marano. Un uomo, un 46enne del posto, scende dalla propria vettura. Un gesto quotidiano, ripetuto migliaia di volte. Ma questa volta c’è una dimenticanza, un attimo di distrazione fatale: il freno a mano non è stato inserito correttamente. L’auto, parcheggiata su una pendenza, inizia a muoversi, prima lentamente, poi acquistando una velocità inesorabile. L’uomo, accortosi del pericolo, tenta forse un disperato e istintivo gesto per fermare la corsa del veicolo, ma la fisica non perdona. In pochi istanti, si ritrova schiacciato con violenza tra la carrozzeria della sua stessa auto e un muro, il peso del metallo che gli comprime il torace e gli toglie il respiro.

La scena che si presenta è agghiacciante. L’uomo è a terra, in preda a una gravissima crisi respiratoria e a violente convulsioni. Il trauma da schiacciamento è devastante. Attorno a lui, il panico. La moglie assiste impotente, il suo urlo disperato lacera l’aria della sera, mentre alcuni passanti, paralizzati dall’orrore, non sanno come intervenire.

È in questo preciso, drammatico frangente che il destino mette in scena i suoi protagonisti. Tre carabinieri della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile di Marano, impegnati in un’altra e delicata attività di polizia giudiziaria, si trovano a passare proprio in quel punto. Non c’è tempo per le domande, per le procedure standard. Di fronte a una vita che si sta spegnendo, l’unica scelta è agire.

Senza un attimo di esitazione, i tre militari si precipitano a soccorrere il 46enne. Con una freddezza e una competenza che vanno oltre il normale dovere, applicano le manovre di primo soccorso apprese durante il loro addestramento. Comprendono immediatamente che il rischio più grande, in quel momento, è l’asfissia. Con gesti precisi, adagiano l’uomo in posizione laterale di sicurezza, una manovra fondamentale per liberare le vie aeree, evitare il soffocamento causato dalla lingua o da fluidi e stabilizzare le funzioni vitali in attesa dei sanitari.

Mentre uno dei militari allerta il 118, gli altri due restano accanto alla vittima, monitorandone costantemente il polso e il respiro, parlandogli per cercare di mantenere un contatto, in un disperato tentativo di tenerlo ancorato alla vita.

All’arrivo dell’ambulanza, la situazione è ancora critica. Il 46enne viene trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. I medici riscontrano un quadro clinico severo: perdita di coscienza, crisi respiratoria, convulsioni e scialorrea (un’eccessiva salivazione), tutti sintomi riconducibili al terribile trauma da schiacciamento subito. Per ore si teme il peggio. Poi, lentamente, grazie alle cure mediche e, soprattutto, grazie a quel primo, decisivo intervento che ha impedito danni cerebrali permanenti da anossia, le condizioni dell’uomo iniziano a migliorare. Una volta rientrato il pericolo e riacquistata la lucidità, il 46enne, in un gesto che testimonia la fine di un incubo, ha chiesto e ottenuto le dimissioni volontarie per tornare a casa. Una storia a lieto fine, scritta dalla professionalità e dall’umanità di tre militari che, trovandosi al posto giusto nel momento giusto, hanno saputo fare la differenza tra la vita e la morte.

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