Vecchioni: lo scudetto dell’Inter è stato necessario

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Roberto Vecchioni, noto cantautore e tifoso interista, ha analizzato la conquista del 20° scudetto definendola una “vittoria necessaria”. Secondo l’artista, il titolo ha assunto tratti epici e il sapore di una rinascita, ma soprattutto ha rappresentato una cura emotiva per le delusioni del passato, che fanno parte dell’identità del club e dei suoi tifosi.

Vecchioni ha descritto questa identità come intrinsecamente “squilibrata”. Ha spiegato che l’Inter, quando vince, lo fa in modo travolgente, mentre le sconfitte si trasformano in tragedie, come la finale di Champions League o alcuni crolli improvvisi. “L’Inter è come un amante eccitato che corre con ardore dall’amata e poi spesso si spegne sul più bello. Quest’anno, però, non è successo”, ha affermato il cantautore, sottolineando la forte convinzione che ha caratterizzato la squadra di Inzaghi.

Questo titolo si è distinto per essere stato meritato completamente, senza lasciare nulla agli avversari. Pur conservando un posto speciale nel cuore per gli scudetti dell’era di Helenio Herrera, Vecchioni ha ammesso che la ferita più grande della sua storia di tifoso rimane quella del 5 maggio 2002. Riguardo ai protagonisti attuali, ha elogiato Lautaro Martínez, definendolo un “bandolero mai stanco” e un trascinatore a tutto campo, capace di raggiungere una leggenda come Altobelli nel pantheon nerazzurro.

Ha poi analizzato i compagni d’attacco dell’argentino. Marcus Thuram è stato descritto come più solare e imprevedibile, ma anche incostante: “A volte è il migliore di tutti, altre sparisce e finisci per dubitare di lui”. Per il giovane Pio Esposito, invece, ha lanciato un monito a evitare paragoni importanti: “Ha qualità e amore, lotta tanto, ma deve migliorare in molte cose”.

Il ruolo di protagonista simbolico del campionato è stato assegnato a Hakan Calhanoglu, un giocatore “cerebrale, regista sopraffino e anche un po’ sentimentale”. Vecchioni gli ha associato una canzone d’amore per la sua scelta di rimanere all’Inter, la sua casa. Infine, il professore ha offerto una riflessione filosofica sull’essenza del club.

Per Vecchioni, l’Inter non è “essere”, ma “divenire”. Non è l’arrivo, ma l’attesa. “Per questo”, ha concluso, “è la parte più bella della vita”.

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