Il mondo del calcio è in lutto per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, morto a 69 anni a Brescia. Icona dell’Inter e fantasista dal talento purissimo, ha segnato un’epoca del calcio italiano. I funerali si svolgeranno venerdì 8 maggio alle 13:45 nella Chiesa Conversione di San Paolo a Brescia, mentre la camera ardente è stata allestita presso la Fondazione Poliambulanza.
L’Inter, il club a cui ha legato la sua carriera, lo ha ricordato con un comunicato commosso. ‘Ci sembra impossibile, Evaristo era sempre uno di noi’, si legge nella nota, che lo definisce ‘ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone’. Il messaggio del club si è concluso con una frase emblematica: ‘Ci hai insegnato che il calcio può essere arte’.
Beccalossi ha vestito la maglia nerazzurra dal 1978 al 1984, conquistando da protagonista uno Scudetto nel 1979-80 e una Coppa Italia nel 1981-82. Considerato l’erede di Sandro Mazzola, era un numero 10 capace di giocate sublimi e dal rendimento a volte incostante. Famosa la sua battuta: ‘Quando arrivavo a San Siro, i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12’.
Il suo talento unico gli è valso soprannomi d’autore. Gianni Brera lo chiamò ‘Driblossi’, mentre l’avvocato Peppino Prisco disse di lui: ‘Non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Non lo calciava, l’accarezzava’. Beccalossi rappresentava ‘il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi’.
Profondo il dolore di chi ha condiviso con lui lo spogliatoio. ‘Il vero morto sono io, non mi do pace’, ha dichiarato Alessandro Altobelli, suo amico fraterno. ‘Eri un genio in campo’, ha scritto Aldo Serena, mentre Giampiero Marini ha ricordato la sua capacità di ‘portare gioia’. Per Ivano Bordon, la sua scomparsa è una ‘perdita per tutti i tifosi di calcio’.
Anche l’ex presidente Massimo Moratti ha espresso il suo cordoglio: ‘È stato qualcosa di bellissimo, di indimenticabile’. Per il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ‘perdiamo una persona vera’. Messaggi di stima sono arrivati da Adriano Galliani e dai club rivali come Milan e Torino. Il cantante Enrico Ruggeri, che gli dedicò una canzone, lo ha ricordato come un amico.
Gianfelice Facchetti ha evidenziato l’eredità lasciata dal campione: ‘Un’idea di un calcio più libero e fantasioso’. Un’eredità che lo stesso Beccalossi aveva riassunto così: ‘La cosa più bella era che il popolo interista si identificava in noi. Credo di aver lasciato un buon ricordo’.










