Evaristo Beccalossi non ha mai giocato un minuto nella Nazionale maggiore, fermandosi a due presenze nell’Under 21 e a quattro nell’Olimpica. Il commissario tecnico della sua epoca, Enzo Bearzot, non lo ha mai ritenuto funzionale al suo progetto tattico e ha temuto che non si sarebbe integrato nel gruppo. In quegli anni, il ruolo di numero 10 azzurro era stabilmente occupato da Giancarlo Antognoni.
La scelta di Bearzot di ignorare il talento dell’Inter ha generato aspre critiche. Al commissario tecnico è stata attribuita la frase “Beccalossi è un divoratore di energie altrui”, per sottolineare la sua presunta scarsa partecipazione alla fase difensiva. Lo stesso Beccalossi ha ammesso di aver vissuto male la mancata convocazione per il Mondiale del 1982.
In un’intervista successiva, il giocatore ha però riconsiderato la situazione con lucidità. Ha spiegato di essersi allenato poco e di non aver avuto uno stile di vita da atleta impeccabile, ammettendo di aver compreso le ragioni del CT. Bearzot aveva un gruppo consolidato e lui non corrispondeva al tipo di calciatore che cercava; la vittoria dell’Italia in quel Mondiale ha poi chiuso definitivamente ogni polemica.
Il circolo dei grandi giocatori rimasti senza presenze nella Nazionale maggiore è ristretto ma qualitativamente elevato. Oltre a Beccalossi, ne fanno parte campioni come Pietro Paolo Virdis, Agostino Di Bartolomei e Paolo Di Canio, profili che nel calcio attuale avrebbero probabilmente trovato un posto stabile in squadra.
Pietro Paolo Virdis è stato un attaccante prolifico con le maglie di Cagliari, Juventus, Udinese e Milan. Con i rossoneri ha vinto una Coppa dei Campioni nel 1989 e ha realizzato 102 gol in Serie A, ma non è mai andato oltre la convocazione con la Nazionale Olimpica per i Giochi di Seul 1988.
Agostino Di Bartolomei, centrocampista e capitano della Roma con cui ha vinto lo scudetto nel 1983, ha raggiunto la finale di Coppa dei Campioni l’anno successivo. Nonostante il suo carisma e la sua classe, il suo percorso in azzurro si è fermato alle selezioni giovanili, con 8 presenze e 7 reti nell’Under 21.
Anche Paolo Di Canio, attaccante di talento passato per club come Lazio, Juventus, Milan e West Ham, non ha mai esordito con la Nazionale A. La sua carriera azzurra si è conclusa con 9 presenze nell’Under 21, penalizzato da un carattere considerato ribelle e da una concorrenza formidabile nel suo ruolo, che negli anni Novanta includeva fuoriclasse come Baggio, Del Piero e Zola.













