Le emissioni prodotte dalla digestione di bovini, ovini e altri animali da allevamento costituiscono una delle principali fonti di inquinamento atmosferico. Si stima che circa il 30% del metano globale, un gas con un effetto serra 28 volte più potente dell’anidride carbonica, provenga dai processi digestivi di questi animali.
Un singolo bovino, ad esempio, può rilasciare fino a 100 chilogrammi di questo gas climalterante in un solo anno. Per questo motivo, la comunità scientifica ha esplorato diverse soluzioni per mitigare il problema, dall’introduzione di alghe nella dieta degli animali fino a proposte di tassazione sulle emissioni.
Il principale ostacolo è sempre stato la scarsa conoscenza dei meccanismi biologici che avvengono nel rumine, una delle sezioni dello stomaco dei ruminanti. Quest’area ospita una complessa comunità di microrganismi responsabili della digestione e, come effetto collaterale, della generazione di gas. In particolare, gli organismi unicellulari noti come ciliati sono sempre stati difficili da studiare a causa della complessità del loro DNA.
Un nuovo studio, condotto dall’Accademia delle Scienze cinese e pubblicato sulla rivista Science, ha fatto un passo avanti decisivo. I ricercatori sono riusciti a sequenziare per la prima volta il genoma completo di 450 ciliati, portando alla luce 65 specie diverse, 45 delle quali erano precedentemente sconosciute alla scienza.
Analizzando la correlazione tra la presenza di questi microbi e i livelli di emissioni, il team ha stabilito un legame diretto: maggiore è la popolazione di ciliati, più elevate sono le flatulenze dell’animale. Nelle pecore con maggiori emissioni, ad esempio, i livelli del ciliato del genere Dasytricha sono risultati 100 volte superiori rispetto a quelle meno “inquinanti”.
L’indagine ha inoltre rivelato l’esistenza di una struttura cellulare mai osservata prima, che i ricercatori hanno chiamato “hydrogenobody” (in italiano “idrogenobodo”). Questo nuovo organello ha il compito specifico di produrre idrogeno all’interno dei ciliati. L’idrogeno liberato interagisce poi con i sottoprodotti di altri microbi presenti nel rumine, culminando nella formazione di metano.
Questa scoperta apre nuove prospettive per la lotta al cambiamento climatico. Comprendere in dettaglio come funziona la produzione di gas serra negli allevamenti è il primo passo fondamentale per sviluppare strategie mirate ed efficaci a ridurla, intervenendo direttamente sui processi biologici che ne sono all’origine.










