GIUGLIANO – Ci sono delitti che il tempo sembra voler inghiottire, trascinandoli nel limbo dei casi irrisolti, tra la polvere degli archivi e il silenzio di chi sa ma non parla. Ma il tempo, a volte, è solo un predatore paziente. Dopo nove anni di attesa, le ombre che avvolgevano il parcheggio dell’hotel “Il Segreto” di Licola si sono finalmente dissipate alle luci dell’alba di ieri. I carabinieri della Compagnia di Giugliano hanno stretto le manette ai polsi di Rosario Marrone, 52 anni. È lui, secondo la Procura di Napoli Nord, l’uomo che il 3 aprile del 2017 crivellò di colpi Michele Lorenzetti, ponendo fine a un’esecuzione pianificata con una freddezza che oggi, alla luce dei fatti, appare agghiacciante.
Tutto inizia in una serata di aprile di nove anni fa. Lorenzetti, 50 anni, viene attirato in una trappola nel parcheggio dell’albergo sulla fascia costiera. Non ha scampo: i proiettili lo raggiungono in rapida successione, lasciandolo a terra mentre il killer dilegua nel buio. Per anni, quel fascicolo è rimasto fermo sulle scrivanie degli inquirenti, segnato da una “immobilità” che pareva definitiva. La svolta è arrivata tra il dicembre del 2025 e il febbraio di quest’anno. Un nuovo impulso investigativo, fatto di tecnologia moderna applicata a vecchi frame e nuovi rilievi tecnici, ha permesso di ricostruire il puzzle.
Dietro l’omicidio non c’erano le grandi strategie dei clan, ma una vicenda di usura, droga e disperazione. Secondo la ricostruzione dei militari, Marrone aveva chiesto a Lorenzetti un prestito ingente. Soldi a tassi usurai che servivano per acquistare una grossa partita di stupefacenti. Quell’affare, però, era andato in fumo: la droga era stata sequestrata dalle forze dell’ordine e Marrone si era ritrovato con le tasche vuote e un debito impossibile da saldare. Pressato dalla vittima, il 52enne avrebbe scelto la via più breve e violenta: eliminare il creditore.
A incastrare Marrone sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, analizzate oggi con strumenti che nove anni fa non avevano la stessa precisione, e una fitta rete di riscontri tecnici che hanno trasformato i sospetti in “gravi indizi di colpevolezza”. L’accusa per Marrone è pesante: omicidio aggravato dalla premeditazione, porto abusivo di armi e detenzione di droga. Mentre Giugliano si sveglia con la notizia di un capitolo di sangue finalmente chiuso, per Marrone si aprono le porte del carcere. Il “segreto” di Licola, dopo quasi un decennio, non è più tale.






