È stato presentato ufficialmente il nuovo, ambizioso progetto di riforestazione per il Parco Nazionale dell’Aspromonte. L’intervento, denominato “Aspromonte Verde 2030”, mira a sanare le profonde ferite lasciate dai devastanti incendi degli ultimi anni, che hanno compromesso vasti settori del polmone verde calabrese. L’obiettivo non è solo piantare alberi, ma ricostruire un ecosistema complesso e resiliente.
Le fiamme, in particolare quelle dell’estate del 2021, hanno distrutto migliaia di ettari di bosco, alterando paesaggi e mettendo a rischio la stabilità dei versanti. Questa perdita di copertura vegetale ha aggravato il dissesto idrogeologico, un problema cronico per la regione, aumentando la probabilità di frane e smottamenti durante le piogge intense. La fauna selvatica, inclusi esemplari di lupo appenninico e capriolo, ha inoltre subito una drastica riduzione del proprio habitat naturale.
Il piano si svilupperà su un arco temporale di sei anni e coinvolgerà un’area di circa 1.500 ettari. L’approccio scientifico è al centro della strategia: non si procederà con un rimboschimento generico, ma verranno messe a dimora esclusivamente specie arboree e arbustive autoctone. Saranno privilegiati alberi come il faggio, la rovere, il leccio e il pino laricio, selezionati in base all’altitudine e all’esposizione dei versanti da recuperare.
Il progetto sarà finanziato con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dedicati alla tutela della biodiversità e vedrà la collaborazione tra l’Ente Parco, il corpo dei Carabinieri Forestali e diverse università calabresi. Saranno inoltre coinvolte associazioni ambientaliste e cittadini volontari in specifiche giornate di piantumazione, per sensibilizzare la comunità sull’importanza della tutela del territorio.
I benefici attesi vanno ben oltre il semplice recupero paesaggistico. La ricostituzione delle foreste avrà un impatto positivo sulla qualità dell’aria, grazie alla capacità degli alberi di assorbire anidride carbonica, contribuendo così agli obiettivi di mitigazione del cambiamento climatico. Il ritorno della vegetazione creerà nuove oasi per la fauna, favorendo il ripopolamento di specie protette e migliorando i corridoi ecologici.
Inoltre, un ambiente naturale riqualificato potrà diventare un volano per un nuovo tipo di turismo sostenibile, basato su escursionismo e osservazione della natura, generando opportunità economiche per le comunità locali. La stabilizzazione dei suoli, infine, rappresenta la misura di prevenzione più efficace contro i rischi idrogeologici, proteggendo infrastrutture e centri abitati a valle.
“Non stiamo semplicemente sostituendo gli alberi persi, stiamo investendo sul futuro dell’Aspromonte e della Calabria”, ha dichiarato il presidente dell’Ente Parco. “Questo progetto rappresenta un modello di restauro ecologico che integra scienza, partecipazione comunitaria e visione a lungo termine. È l’unica via per garantire che queste montagne continuino a essere una fonte di vita per le generazioni future.”






