NAPOLI – I killer appostati davanti casa pochi minuti dopo la mezzanotte. Gli sparano appena sale sul furgone, quando sta per andare a caricare la merce per poi allestire il banco che gestiva da trent’anni e con cui si guadagnava da vivere al mercato ortofrutticolo a Volla. Antonio Musella era un lavoratore. È la prima analisi dei poliziotti del commissariato Ponticelli e della squadra mobile arrivati in via Cupa vicinale Pepe ieri notte.
Le Volanti si precipitano nel Lotto 6 per un ferito da arma da fuoco. È la prima segnalazione che giunge alla sala operativa della questura. Musella sarebbe stato inseguito, speronato e ucciso dietro via Argine. Il 50enne è stato già trasportato all’ospedale del Mare, dove muore poco più tardi. Era in un furgoncino quando è stato affiancato dai sicari a pochi metri da casa. Gli assassini erano appostati vicino all’abitazione, sapevano che sarebbe uscito a quell’ora per prendere il furgone e andare a lavorare al mercato ortofrutticolo di Volla. Hanno esploso cinque colpi di pistola da distanza ravvicinata. Gli agenti della squadra mobile, diretta da Mario Grassia, e della Scientifica hanno effettuato i rilievi in via Cupa vicinale Pepe: sospettano una esecuzione. Il commando avrebbe studiato il piano nei dettagli.
Gli investigatori spiegano che la ricostruzione dell’omicidio non è semplice. Hanno esaminato a lungo il profilo della vittima: il 50enne aveva piccoli precedenti alle spalle, ma nessun collegamento ai clan in guerra nel quartiere Ponticelli. Non risultava legato ai contesti di criminalità organizzata: da trent’anni lavorava come fruttivendolo e, al momento dell’agguato, pare si stesse recando proprio al mercato di Volla. Dunque un lavoratore, una persona che si svegliava all’alba per andare al lavoro. La moglie, tra le lacrime, ne ha difeso con forza la memoria definendolo una “vittima innocente”, un uomo dedito alla famiglia e al lavoro.
I poliziotti della squadra mobile hanno acceso i riflettori sulle modalità dell’omicidio: un agguato con proiettili esplosi da distanza ravvicinata. Una esecuzione, spiegano gli investigatori. Gli agenti in queste ore scavano a fondo nelle parentele e nelle frequentazioni. La pista più accreditata è quella della vendetta trasversale, legata ai rapporti di affinità di Musella con il gruppo delle “Pazzignane”, storicamente contrapposto al cartello egemone dei De Micco-De Martino. Ieri le forze dell’ordine, coordinate dal dirigente Mario Grassia, hanno acquisito i filmati delle telecamere della zona e analizzato i tabulati telefonici per ricostruire gli ultimi contatti della vittima.
Si cerca di capire se Musella sia stato attirato in una trappola o se i sicari abbiano monitorato i suoi orari abituali. Il clima nel Lotto 6 resta tesissimo, mentre la Scientifica prosegue i rilievi balistici per risalire alle armi utilizzate. Questo ennesimo fatto di sangue conferma l’emergenza sicurezza a Napoli Est, dove anche chi ha preso le distanze dal malaffare può entrare nel mirino dei killer.






