CASERTA – Assunzioni pilotate, posti di lavoro concessi in cambio di sostegno politico e appalti pubblici che, secondo gli investigatori, sarebbero finiti nell’orbita di società direttamente o indirettamente collegate al clan Zagaria. È questo il quadro che emerge dal corposo fascicolo formato, negli ultimi anni, dalla polizia giudiziaria coordinata dalla Procura di Napoli, impegnata a ricostruire le presunte infiltrazioni del gruppo di Casapesenna nel settore della raccolta dei rifiuti in Terra di Lavoro.
Al centro dell’inchiesta c’è soprattutto la società Isvec, azienda ischitana attiva nel comparto dell’igiene urbana e gestita da Ivano Balestriere, ritenuta dagli investigatori uno dei principali snodi economici attraverso cui il sistema imprenditoriale vicino agli Zagaria avrebbe consolidato la propria presenza in numerosi Comuni del Casertano. Tra i territori finiti sotto la lente, anche per possibili infiltrazioni che andrebbero oltre la sola Isvec, figurano Casapesenna, Trentola Ducenta, San Marcellino, Cancello ed Arnone, San Cipriano d’Aversa e Lusciano. Realtà dove, secondo gli accertamenti, le società ritenute vicine alla cosca mafiosa avrebbero ottenuto affidamenti e proroghe, in vari settori, grazie anche a una rete di relazioni con ambienti politici e amministrativi.
Un capitolo ritenuto particolarmente significativo riguarda le dinamiche clientelari emerse dalle intercettazioni. Secondo gli atti investigativi, alcuni imprenditori avrebbero garantito assunzioni segnalate da esponenti politici delle maggioranze consiliari dei Comuni interessati, ricevendo in cambio sostegno o agevolazioni negli affidamenti. In alcune conversazioni compare anche il riferimento a un politico recentemente candidato al consiglio regionale. Gli investigatori delineano un sistema basato su favori reciproci, posti di lavoro e, in alcuni casi, veri e propri episodi corruttivi.
Analizzando il lavoro degli inquirenti dell’Antimafia emerge quella che appare come una sorta di “epidemia” di ditte collegate, direttamente o indirettamente, all’universo economico del clan Zagaria. Una rete che avrebbe trovato terreno fertile soprattutto nel settore dell’igiene urbana, comparto storicamente strategico per gli interessi delle organizzazioni criminali per l’enorme flusso di denaro pubblico che muove. Tra gli appalti più rilevanti finiti all’attenzione degli investigatori spicca quello ottenuto dalla Isvec nel Comune di Caserta. Nel 2022 la società si aggiudicò, attraverso gara pubblica gestita da Asmecomm e con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il servizio annuale di raccolta dei rifiuti urbani per un importo a base d’asta di oltre 12 milioni di euro.
Una gara arrivata dopo l’annullamento in autotutela della precedente procedura del 2018, che prevedeva un affidamento settennale da oltre 116 milioni di euro. Quella gara venne stoppata dal Comune dopo l’intervento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che aveva acceso i riflettori sulle presunte alterazioni nella procedura. L’appalto, secondo l’accusa, sarebbe stato orientato verso la Xeco, società riconducibile all’imprenditore Carlo Savoia. Per quella vicenda sono finiti a processo, tra gli altri, proprio Savoia e l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino con accuse legate all’ipotizzata turbativa d’asta. Proprio ieri, però, per questa vicenda la posizione di Marino è stata dichiarata prescritta.
Anche il nome del responsabile unico del procedimento della gara del 2022, l’ingegnere Francesco Biondi, compare negli atti investigativi. Biondi, già referente di diversi settori strategici del Comune di Caserta, ente sciolto per infiltrazioni mafiose, è stato rinviato a giudizio dalla Dda di Napoli in un altro procedimento in cui gli viene contestata una presunta tangente da 200mila euro per autorizzare il parcheggio di via San Carlo in area vincolata, a vantaggio – secondo l’accusa – di imprese vicine al clan Zagaria. Sull’appalto rifiuti a Caserta, a quanto risulta, gli investigatori stanno eseguendo approfondimenti alla luce della nuova indagine sulla cosca di Casapesenna.
Ma l’attenzione degli investigatori sulla Isvec non si ferma alla città capoluogo. La società era già finita anche in un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere relativa agli affidamenti del servizio rifiuti nel Comune di Teverola. Nell’indagine, questa volta coordinata dalla Procura sammaritana, risultano coinvolti Ivano Balestriere e Filippo Virno. Secondo l’ipotesi accusatoria, Virno, nella qualità di responsabile dell’area tecnica del Comune di Teverola, avrebbe affidato alla Isvec e successivamente alla Vittoria srl, società ritenute riconducibili a Balestriere, il servizio di raccolta e trasporto rifiuti pur in presenza di incompatibilità e conflitti di interesse. In cambio, sostiene la Procura, sarebbe stata garantita un’utilità consistente nell’assunzione di un parente del funzionario comunale presso la Omnia Consulting srl, società partecipata dalla Balestriere Holding.
Un’assunzione che, stando alla tesi degli inquirenti, avrebbe comportato uno stipendio mensile di 1.353 euro per prestazioni lavorative ritenute allo stato “fittizie”. Tutti gli inquisiti sono da ritenersi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Le indagini proseguono ora per ricostruire l’intera rete di rapporti tra imprenditoria, politica e apparati amministrativi. Gli investigatori stanno cercando di capire fino a che punto il sistema delle assunzioni e delle segnalazioni politiche abbia inciso sull’assegnazione degli appalti pubblici e se dietro le società operanti nel settore dei rifiuti vi fosse una regia riconducibile direttamente agli interessi economici del clan Zagaria.







