Trieste, il festival che lega scienza e crisi ambientali

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Divulgazione scientifica
Divulgazione scientifica

Si è conclusa a Trieste la decima edizione di Scienza e Virgola, il festival del libro scientifico ideato dalla SISSA che dal 7 al 10 maggio 2026 ha trasformato la città in un laboratorio di idee. La manifestazione ha scelto una parola chiave, “umano”, per orientare il confronto su come la nostra specie affronta le sfide del presente, incluse le trasformazioni tecnologiche e le tensioni ecologiche globali.

Il programma ha dato ampio spazio ai temi della sostenibilità e della responsabilità. Particolarmente rilevante è stato l’incontro sull’alimentazione con il genetista Paolo Ajmone Marsan e il ricercatore Riccardo Negrini, autori di “Fabbricare carne”. Il dialogo ha esplorato il complesso sistema degli allevamenti, analizzandone l’impatto sulla produzione di cibo, la protezione degli ecosistemi e la vita delle comunità locali.

Un altro momento di forte impatto emotivo e riflessione è stato lo spettacolo teatrale “Reportage Chernobyl” di Roberta Biagiarelli. Basato sulle testimonianze raccolte dalla Premio Nobel Svjatlana Aleksievič, ha restituito la dimensione umana di una delle più grandi catastrofi tecnologiche del Novecento, ponendo l’accento sul rapporto tra progresso, errore e conseguenze a lungo termine sull’ambiente e sulla salute.

Il filo conduttore della “cura” ha attraversato l’intero festival, non solo come pratica medica ma come relazione e attenzione. L’apertura, con il dialogo tra il direttore artistico Paolo Giordano e Concita De Gregorio, ha posto le basi per rileggere l’esperienza della fragilità come un’occasione di conoscenza e non solo come un evento clinico.

Questo approccio ha toccato anche altri ambiti, come quello della prevenzione sanitaria. Il confronto tra Francesco Adami e Roberta Villa ha messo in guardia dai rischi di un approccio consumistico alla medicina, evidenziando come informazioni parziali possano generare scelte individuali e collettive dannose. Anche la medicina di genere è stata protagonista, con un dibattito tra Daniela Minerva e la neuroscienziata Raffaella Rumiati che ha intrecciato biologia e cultura per superare stereotipi consolidati.

Trieste si è confermata la cornice ideale per l’evento. La città, sede di centri di ricerca di eccellenza come l’ICTP, è un crocevia di culture e saperi che favorisce la contaminazione tra discipline. Il festival ha abitato teatri, librerie e spazi urbani, portando la discussione scientifica fuori dai contesti accademici per integrarla nel tessuto sociale.

A dieci anni dalla sua nascita, Scienza e Virgola ha dimostrato una notevole maturità nel costruire ponti tra il mondo della ricerca e la società. L’edizione 2026 ha lasciato un messaggio chiaro: la conoscenza scientifica non è un ambito separato, ma una componente essenziale per interpretare il mondo e assumersi una responsabilità condivisa per il futuro.

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