Osimhen e la maschera: i campioni che la indossano

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Cronache sport calcio
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L’immagine di un calciatore con il volto coperto da una maschera protettiva è diventata sempre più comune sui campi da gioco. Questi dispositivi, nati come necessità medica in seguito a gravi infortuni, permettono agli atleti di accelerare il rientro all’attività agonistica, trasformandosi talvolta in veri e propri simboli. Il caso più recente e iconico è senza dubbio quello di Victor Osimhen, attaccante del Napoli.

L’attaccante nigeriano ha iniziato a indossare la sua maschera in carbonio dopo aver subito una frattura multipla allo zigomo e all’orbita in uno scontro di gioco con Milan Skriniar nel novembre 2021. L’infortunio ha richiesto un complesso intervento chirurgico con l’inserimento di placche e viti in titanio.

Quella che era nata come una protezione indispensabile è diventata parte integrante dell’immagine del giocatore, che ha continuato a indossarla anche quando non strettamente necessaria. Ma Osimhen è solo l’ultimo di una lunga lista di campioni che hanno dovuto ricorrere a un simile ausilio per proteggere il proprio volto.

Restando in Italia, è impossibile non ricordare la maschera indossata da Paolo Maldini, leggenda del Milan, o quella più recente di Leonardo Pavoletti, bomber del Cagliari. Anche Giorgio Chiellini, durante la sua carriera alla Juventus, ha dovuto fare ricorso a una protezione per il setto nasale.

Guardando al panorama internazionale, uno degli ultimi casi di grande risalto ha coinvolto Kylian Mbappé. L’attaccante francese ha subito la frattura del naso durante una partita di Euro 2024 e ha dovuto indossare una maschera personalizzata per poter continuare il torneo.

Prima di lui, il sudcoreano Son Heung-min ha giocato il Mondiale 2022 con una maschera nera dopo una frattura all’orbita oculare. Un altro episodio memorabile ha visto protagonisti Antonio Rüdiger e Kevin De Bruyne, entrambi costretti a indossare una protezione dopo uno scontro nella finale di Champions League del 2021.

Questi dispositivi non sono semplici accessori. Vengono realizzati su misura per ogni atleta utilizzando tecnologie avanzate come la scansione 3D del volto. Il materiale più utilizzato è la fibra di carbonio, scelta per la sua straordinaria combinazione di leggerezza e resistenza, in grado di assorbire e dissipare l’energia degli impatti.

Un caso a parte, ma legato allo stesso principio di protezione, è quello di Petr Čech. Il portiere ceco, dopo una terribile frattura cranica subita nel 2006, ha indossato per il resto della sua carriera un caschetto protettivo, diventato il suo marchio di fabbrica inconfondibile.

Dall’emergenza medica all’accessorio iconico, la maschera protettiva racconta una storia di resilienza. Ha permesso a innumerevoli campioni di superare infortuni che in passato avrebbero significato lunghi stop, dimostrando come la tecnologia possa supportare la determinazione di un atleta a non arrendersi.

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