L’Italia possiede un patrimonio faunistico tra i più ricchi d’Europa, ospitando circa un terzo di tutte le specie animali del continente. La fauna nazionale è stimata in oltre 58.000 specie, un numero che si avvicina a 60.000 se si includono le sottospecie.
Nonostante questa abbondanza, lo stato di conservazione è preoccupante. Negli ultimi decenni, se da un lato si è assistito all’espansione di alcuni vertebrati, dall’altro una parte rilevante del patrimonio naturale rimane minacciata. Delle 672 specie di vertebrati valutate (576 terrestri e 96 marine), 161 sono considerate a rischio di estinzione, pari al 28% del totale. Sei specie risultano già estinte nel nostro Paese.
Anche la flora nazionale è di eccezionale valore, con 8.241 entità di flora vascolare. Di queste, il 20,65% è endemico, cioè esclusivo del territorio italiano, e ben 1.128 sono addirittura esclusive di una singola regione.
Il 22 maggio è stata celebrata la Giornata mondiale della Biodiversità, istituita dalle Nazioni Unite. Il tema di quest’anno, “Agire a livello locale per un impatto globale”, ha sottolineato l’importanza di azioni concrete sul territorio. La celebrazione ha avuto un significato speciale, poiché cade a metà strada tra l’adozione del Quadro Globale di Kunming-Montreal nel 2022 e la scadenza degli obiettivi fissati per il 2030.
Tale accordo internazionale, firmato durante la COP15, rappresenta il piano d’azione globale per arrestare e invertire la perdita di diversità biologica. Il cuore del patto è il traguardo “30×30”: entro il 2030, i Paesi firmatari si sono impegnati a proteggere almeno il 30% delle terre e delle acque interne, il 30% delle aree marine e costiere, e a ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi degradati.
Maria Alessandra Gallone, Presidente di ISPRA e SNPA, ha ribadito che la tutela della diversità biologica si realizza nei territori. “I dati scientifici ci mostrano un equilibrio fragile e una sfida che è ancora possibile affrontare, se agiremo con visione e competenza”, ha dichiarato. “La parola d’ordine è rigenerare. Solo attraverso soluzioni basate sulla natura, che aiutano anche nella mitigazione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici, sarà possibile proteggere questo immenso patrimonio”.
L’impegno di ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente sarà dunque quello di supportare le politiche, le conoscenze scientifiche e le azioni concrete per il recupero degli ecosistemi, in linea con il percorso tracciato dal Green Deal europeo verso gli obiettivi di sostenibilità al 2030 e al 2050.






