Succiacapre: l’uccello che batte le ali per sedurre

57
Comunicazione aviaria
Comunicazione aviaria

Per comunicare, gli uccelli si sono quasi sempre affidati a due strumenti principali: il canto e le complesse danze visive. Le specie notturne, tuttavia, che operano nel buio e nel fitto delle foreste, hanno dovuto evolvere strategie alternative per farsi notare. È il caso del succiacapre codaforbice, un volatile che ha imparato a produrre un suono secco e ritmico del tutto simile a un battito di mani.

Questo comportamento, pur essendo noto a livello aneddotico da decenni, non era mai stato investigato con rigore scientifico. Una nuova analisi, pubblicata sul Journal of Avian Biology, ha finalmente svelato il meccanismo e lo scopo di questi schiocchi. Lo studio è stato condotto da un ricercatore del CONICET, l’ente nazionale di ricerca argentino, in collaborazione con un biologo della University of California, Riverside.

Il succiacapre codaforbice (Hydropsalis torquata) è un uccello notturno diffuso tra Argentina, Perù e Brasile. Il suo piumaggio scuro e mimetico lo rende quasi invisibile nell’oscurità, mentre gli occhi molto grandi sono un adattamento cruciale per la caccia notturna di insetti. Da tempo si sapeva che questi uccelli emettono degli schiocchi, ma la loro origine rimaneva un enigma.

Per risolvere il mistero, il team di ricerca ha utilizzato telecamere ad alta velocità e sensibili agli infrarossi, così da poter filmare gli uccelli durante la notte senza disturbarli con fonti di luce. Le riprese hanno rivelato in modo inequivocabile che gli schiocchi non hanno un’origine vocale, come il canto, ma sono puramente meccanici. I succiacapre producono questo rumore percuotendo rapidamente tra loro le ossa del radio, una delle due ossa principali che compongono la struttura dell’ala.

L’effetto acustico è del tutto paragonabile al nostro applauso e, secondo gli autori dello studio, ha uno scopo riproduttivo ben preciso. È un segnale di corteggiamento, utilizzato dai maschi per attirare l’attenzione delle femmine nell’oscurità della foresta, dove i segnali visivi sarebbero inefficaci.

Un’analisi successiva di alcuni esemplari conservati in collezioni museali ha portato a una scoperta curiosa: le ali del succiacapre non presentano adattamenti anatomici o strutture ossee specializzate per produrre questo suono. D’altronde, osservano gli scienziati, neanche gli esseri umani hanno strutture specifiche nei polsi, eppure sono perfettamente in grado di applaudire.

Il mondo degli uccelli non è nuovo ai suoni non vocali. Comportamenti simili, definiti “sonazioni”, sono stati documentati in altre specie, come i manachini (famiglia Pipridae), famosi per i fruscii e gli schiocchi prodotti con le ali durante le parate nuziali. Questo studio, tuttavia, è il primo a concentrarsi in modo così dettagliato sulla meccanica specifica alla base della produzione del suono in una specie notturna.

L’indagine ha inoltre aperto la porta a nuovi interrogativi. Durante il volo, i succiacapre codaforbice emettono infatti un altro suono caratteristico, una sorta di ronzio, di cui non si conoscono ancora né l’origine meccanica né la funzione comunicativa. Questa scoperta conferma che il repertorio acustico degli uccelli è molto più vario e complesso di quanto si pensasse, estendendosi ben oltre il canto e le manifestazioni visive.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome