Italia: il benessere frena la fuga dei talenti

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Benessere aziendale
Benessere aziendale

La difficoltà di far incontrare domanda e offerta nel mercato del lavoro, aggravata dalla crisi demografica, ha reso la conservazione dei talenti una sfida cruciale. Per quasi nove direttori delle risorse umane su dieci (88%), trattenere i migliori profili è diventato l’obiettivo primario per garantire le performance aziendali.

Una recente indagine globale condotta da Wellhub, piattaforma per il benessere dei dipendenti, ha sondato 1.500 manager HR in 10 Paesi, inclusa l’Italia. Lo studio, intitolato “Return on Wellbeing”, ha evidenziato come il benessere sia la leva principale per la fidelizzazione. I risultati sono netti: il 75% delle organizzazioni ha riportato un ritorno sull’investimento (ROI) superiore al 50% grazie a questi programmi, con quasi un’azienda su quattro che ha dichiarato rendimenti oltre il 100%.

Il contesto attuale è reso più complesso dall’intelligenza artificiale. Sebbene l’88% delle aziende la utilizzi in almeno una funzione, l’AI sta aumentando il rischio di burnout. La tecnologia ha portato a un incremento del 34% nella produttività dei dipendenti meno qualificati, ma ha anche generato un aumento del carico cognitivo per tutti.

I lavoratori vengono interrotti in media ogni due minuti da notifiche e comunicazioni digitali, causando una frammentazione del lavoro che alimenta lo stress. Il 68% dei dipendenti ha infatti dichiarato di avere difficoltà a gestire il ritmo e il volume delle attività, mentre il 46% ha ammesso di sentirsi in stato di burnout. La pressione per mantenere alta la produttività ricade su un numero sempre minore di persone.

In questo scenario, i programmi di benessere diventano uno strumento strategico per proteggere i top performer. L’85% dei leader HR a livello internazionale è convinto che siano fondamentali per la retention, mentre l’82% li ritiene importanti per sostenere le performance dei profili chiave. L’83% crede inoltre che migliorino il coinvolgimento dei migliori talenti.

I dati italiani confermano pienamente questa tendenza. Per l’82% dei direttori del personale nel nostro Paese, trattenere i top performer sarà una priorità assoluta per il 2026. Ben il 79% di loro considera i programmi di benessere essenziali per fidelizzare queste figure strategiche, riconoscendone un’importanza maggiore rispetto al resto dei dipendenti (71%).

In Italia, l’88% dei manager HR considera il benessere un vero e proprio motore di produttività. L’85% delle aziende ha inoltre registrato una riduzione dei costi legati ai benefit sanitari. Infine, il 58% ha sottolineato come il peggioramento della salute mentale dei lavoratori comporti oneri economici diretti per l’organizzazione, rendendo l’investimento sul benessere non solo etico, ma anche economicamente vantaggioso.

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