Danimarca: svelato il segreto del canto delle balene

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Inquinamento acustico
Inquinamento acustico

Un gruppo di scienziati guidato da Coen P. H. Elemans dell’Università della Danimarca del Sud ha fatto una scoperta fondamentale sul modo in cui le balene producono i loro celebri canti. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, ha dimostrato che le balene misticeti, come le megattere e le balenottere, non possiedono corde vocali paragonabili a quelle umane.

Al loro posto, hanno evoluto una struttura laringea unica nel regno animale. Questo meccanismo si basa su una conformazione specializzata della laringe, dove le cartilagini aritenoidi hanno assunto una forma a ‘U’ e agiscono su un grande cuscinetto di grasso. Quando l’animale espelle l’aria dai polmoni, questa corrente fa vibrare il tessuto adiposo, generando suoni potentissimi e a bassa frequenza.

Questi suoni, che si propagano per migliaia di chilometri nell’oceano, sono molto diversi da quelli dei capodogli e delle altre balene dentate, che usano principalmente impulsi e clic per l’ecolocalizzazione piuttosto che vere e proprie melodie strutturate. Le complesse sequenze sonore dei misticeti sono essenziali per la loro vita sociale e svolgono almeno tre funzioni vitali.

Innanzitutto, permettono la comunicazione a grande distanza per mantenere il contatto con il gruppo in oceani vastissimi. In secondo luogo, sono cruciali durante la stagione riproduttiva, quando i maschi delle megattere, ad esempio, li usano per attirare le femmine. Infine, aiutano nell’orientamento e nell’interazione all’interno del branco.

Lo studio, però, ha portato alla luce anche una grave vulnerabilità. Sebbene questo sistema di fonazione sia straordinariamente efficiente, ha un limite fisico: l’intervallo di frequenze in cui le balene possono comunicare si sovrappone a quello prodotto dal rumore delle grandi navi e da altre attività umane.

L’inquinamento acustico generato dal traffico marittimo sta quindi letteralmente ‘soffocando’ le conversazioni dei cetacei. Il rumore di fondo costante maschera i loro richiami, rendendo più difficile per loro trovare un partner, orientarsi o semplicemente restare in contatto. Questa interferenza rappresenta una minaccia diretta alla loro sopravvivenza.

La scoperta danese, quindi, non solo ha risolto un affascinante mistero biologico, ma ha anche fornito una prova scientifica inconfutabile dell’impatto negativo dell’uomo sugli ecosistemi marini. Nonostante la loro abilità nel farsi sentire da un capo all’altro del mondo sommerso, le balene non riescono a sfuggire al frastuono che abbiamo introdotto nel loro habitat.

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