Nuove carte sul patto dell’hotel: l’inchiesta sulle Comunali a Castel Volturno

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Pasquale Marrandino e Giovanni Zannini
Pasquale Marrandino e Giovanni Zannini

CASTEL VOLTURNO – Una presunta associazione a delinquere messa in piedi per manipolare l’esito delle ultime elezioni comunali, singoli episodi ipotizzati di compravendita di voti e anche una tentata estorsione (sempre connessa alla caccia ai voti): sono i temi dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha coinvolto l’attuale primo cittadino Pasquale Marrandino, il suo vice Giulio Natale, il consigliere regionale sospeso di Forza Italia Giovanni Zannini e altre sei persone.

Un’indagine che era stata ‘chiusa’ dai pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone lo scorso gennaio. Chiusa, però, non del tutto. Per quale ragione? Perché la Procura, guidata da Pierpaolo Bruni, recentemente ha disposto, prima di procedere con l’eventuale richiesta di processo, un’integrazione degli atti di inchiesta. Materiale che riguarda sostanzialmente l’ormai noto episodio dell’hotel Sinuessa, il luogo dove si sarebbe consumato il presunto patto. L’hotel, va precisato, non c’entra nulla con l’indagine. L’accusa ha depositato le dichiarazioni rese dall’imprenditore Luca Pagano e altri accertamenti sull’incontro.

Rinfreschiamoci la memoria. Nell’indagine condotta dai carabinieri di Caserta, la Procura sostiene che Zannini, con il presunto appoggio di Vincenzo Caterino, all’epoca presidente della Gisec e sindaco di San Cipriano (pochi giorni fa rieletto), si sarebbe attivato per ottenere il sostegno elettorale di Luca Pagano, imprenditore originario proprio di San Cipriano, a favore di Marrandino, candidato sindaco di Castel Volturno, in occasione del ballottaggio contro Anastasia Petrella. Questo tentativo si sarebbe consumato, appunto, nell’hotel di Mondragone. Zannini avrebbe promesso a Pagano, ricostruiscono i pm, di ottenere una commessa dal Comune di Mondragone, territorio dove incide molto politicamente, o da una delle ditte di rifiuti che sarebbero state collegate allo schieramento dello stesso Zannini. Oltre a questo, l’ipotetico accordo prevedeva il fitto di un piazzale di cinquemila metri quadrati con uffici, nella disponibilità di Pagano, situato a Falciano del Massico, da usare come deposito dei mezzi della nettezza urbana, oltre a un incarico politico per la figlia Rosa (estranea all’inchiesta), candidata nella lista Castel Volturno Città. Proposte che l’imprenditore avrebbe rifiutato.

In questo interrogatorio reso agli inquirenti, a quanto risulta, Pagano avrebbe confermato la proposta politica ricevuta nell’hotel, ma non la vicenda dell’appezzamento di terreno a Falciano. Insomma, un’indagine che sembrava chiusa, ma che è stata integrata da nuovi elementi.

Nella presunta associazione messa in piedi per la compravendita di voti – oggetto dell’indagine – rientrerebbero, secondo l’accusa, Marrandino, Natale, Michele Cantone e Michele Antolini (non Zannini e Caterino, che rispondono solo della vicenda dell’hotel). I carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta avrebbero raccolto elementi per ritenere che all’interno di un bar a Ischitella fosse stato posizionato un banco dove Cantone e un altro soggetto avrebbero consegnato 50 o 70 euro agli elettori in cambio del voto alla coalizione di Marrandino.

Nel collegio difensivo, tra i legali impegnati, gli avvocati Angelo Raucci, Giuseppe Stellato, Ferdinando Letizia, Gennaro Iannotti e Fabio Russo. Non è questa la sola inchiesta che ha coinvolto Marrandino. Ce ne sono altre due. La prima, rivelata da una perquisizione dello scorso dicembre, riguarda l’attuale sindaco, l’ingegnere Daniele De Caprio e un’ipotesi di corruzione: il politico avrebbe ricevuto denaro dal tecnico in cambio di incarichi che gli avrebbe fatto affidare dall’ente, nel periodo in cui era assessore e poi quando è diventato sindaco. La terza indagine riguarda sempre un’ipotesi di corruzione ed è connessa ad alcuni affidamenti alla Teknoservice tra il 2021 e il 2022. Queste ultime due inchieste non sono state ancora dichiarate chiuse dalla Procura. Marrandino e gli altri indagati sono da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

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