La priorità della proprietà del Milan è diventata più progettuale che temporale. La convinzione è che le scelte per il futuro management e l’area sportiva non possano essere sbagliate, giustificando così l’attuale dilatazione dei tempi decisionali. Questa filosofia è stata pienamente condivisa ai vertici del club rossonero.
La lentezza nel definire i nuovi quadri dirigenziali ha causato una percepibile immobilità sul mercato, generando perplessità tra tifosi e addetti ai lavori. I media e gli agenti faticano a trovare interlocutori chiari per comprendere la direzione del club o discutere il futuro dei giocatori. Tuttavia, questa apparente urgenza non sembra scalfire la proprietà, che non ha manifestato preoccupazione per la situazione.
Nonostante sia passata la metà di giugno, mancano ancora le figure chiave che dovranno sostituire i dirigenti licenziati dopo la fine del campionato. La società ha piena consapevolezza dello scorrere del tempo, ma ha scelto di non farsi condizionare dalla fretta. L’obiettivo dichiarato è avviare un nuovo progetto solido, capace di offrire una prospettiva a medio-lungo termine.
Il processo di selezione è in pieno svolgimento. Si susseguono videocall e colloqui per individuare il nuovo allenatore e il direttore sportivo, in un vero e proprio casting. Questo metodo, che prevede un’attenta analisi e scrematura dei candidati tramite cacciatori di teste e interviste a distanza, ricalca modelli aziendali americani. I colloqui proseguono con diversi profili di alto livello, sebbene il nome di Oliver Glasner sia emerso come uno dei principali candidati per la panchina.
La dirigenza ha sottolineato che, indipendentemente dal tempo necessario, la scelta finale ricadrà su professionisti di spessore. La cautela attuale nasce anche dalla volontà di non ripetere gli errori del passato. Dopo l’addio di Stefano Pioli, si sono succeduti progetti tecnici che non hanno portato ai risultati sperati.
Anche a livello manageriale, le soluzioni adottate dopo l’allontanamento di Paolo Maldini e Frederic Massara, con il gruppo di lavoro formato da Furlani, Ibrahimović e Moncada, non sono state giudicate sufficienti. La proprietà ha quindi deciso di operare una netta rottura, come dimostrano i recenti licenziamenti. La sfida del Milan sarà dunque bilanciare la ricerca della scelta perfetta con le dinamiche di un settore, come il calcio, dove il fattore tempo e il rischio sono componenti ineliminabili.









