L’Italia si è affermata come leader in Europa nel riciclo degli imballaggi, ma per compiere un decisivo passo avanti è necessaria una nuova cultura della sostenibilità. Ne è convinta Simona Fontana, direttrice generale di Conai, il consorzio che ha deciso di investire sul giornalismo ambientale attraverso il premio Fenice Conai.
L’iniziativa, giunta alla sua quinta edizione, è nata dalla convinzione che, per migliorare i già ottimi risultati del Paese, serva promuovere attivamente la cultura dell’economia circolare. L’obiettivo è superare la banalizzazione dei temi ambientali, spesso in bilico tra greenwashing e narrazioni catastrofiste, fornendo al pubblico un’informazione professionale e approfondita.
L’economia circolare, infatti, non si esaurisce nel solo riciclo. Comprende il riuso degli oggetti, la loro riparabilità e, alla base, una corretta raccolta differenziata che garantisca una seconda vita ai materiali. In questo processo, è cruciale far comprendere alle persone l’importanza dei loro piccoli gesti quotidiani per chiudere il ciclo dei materiali.
In cinque anni, il premio Fenice Conai ha seguito l’evoluzione del concetto stesso di sostenibilità. Se inizialmente l’attenzione era sui servizi di raccolta per i beni usati, nel tempo i lavori presentati hanno abbracciato una visione a 360 gradi, includendo la sostenibilità sociale. Molti progetti premiati hanno raccontato storie di cooperative che, attraverso il recupero, creano opportunità per soggetti in difficoltà.
I numeri confermano l’impatto positivo di questo sistema. In un solo anno, il riciclo di 10 milioni di tonnellate di imballaggi ha generato un valore economico di 3,8 miliardi di euro, sostenendo il tessuto manifatturiero del Made in Italy e creando nuove competenze green per il futuro.
Per parlare alle nuove generazioni, è però indispensabile usare nuovi linguaggi e formati, come i podcast. Una ricerca del consorzio, il Progetto Scelta, ha messo in luce un paradosso: gli italiani cercano attivamente notizie sulla sostenibilità, ma si affidano principalmente ai social media, canali spesso privi della profondità necessaria.
La sfida dei prossimi cinque anni sarà impegnativa. Il 12 agosto entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, che spingerà le aziende a progettare packaging riutilizzabili, riparabili e riciclabili. L’Italia parte da una base solida, frutto di un lavoro trentennale che ha coinvolto imprese, enti locali e cittadini, ma l’ultimo miglio è sempre il più difficile.
Sarà necessario trovare un nuovo equilibrio tra stili di vita e normative, ma soprattutto innovare le filiere di riciclo più giovani. L’obiettivo sarà rendere sempre più conveniente la sostituzione di materie prime vergini con materiali recuperati dalle nostre “miniere urbane”.
















