Educazione canina in tv: allarme per metodi violenti

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Benessere animale
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L’Ente Nazionale Protezione Animali ha lanciato un allarme sulla crescente diffusione, attraverso programmi televisivi, di metodi educativi per cani basati sull’uso di strumenti coercitivi e su interpretazioni superate del comportamento animale. Secondo l’associazione, questi contenuti non sono in linea con le più recenti evidenze scientifiche in campo etologico e veterinario.

La preoccupazione si concentra sulla normalizzazione di collari a scorrimento e altri strumenti avversivi, oltre che sulla rappresentazione del cane come un soggetto da controllare tramite pressione fisica. Tra i format che hanno alimentato il dibattito figura il programma televisivo “Cani da incubo”, il quale propone al grande pubblico un modello educativo fondato su approcci ampiamente contestati da gran parte della comunità scientifica.

Per l’ENPA, il problema non riguarda solo le tecniche di addestramento, ma investe il ruolo cruciale della comunicazione pubblica nel formare la cultura del rapporto tra esseri umani e animali. «La televisione ha una forte responsabilità educativa», ha dichiarato Giusy D’Angelo, vicepresidente nazionale ENPA. «Presentare come normali metodi basati sulla coercizione trasmette una visione semplicistica e non aggiornata della relazione uomo-cane».

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha infatti modificato profondamente la comprensione del comportamento canino. Le moderne conoscenze in etologia cognitiva e medicina comportamentale hanno superato i modelli basati sui concetti di dominanza e sottomissione. Oggi si evidenzia il ruolo fondamentale dell’attaccamento, della sicurezza relazionale e delle emozioni nella costruzione di un rapporto sano.

Le principali associazioni veterinarie internazionali promuovono approcci educativi basati sul rinforzo positivo, sulla cooperazione e sulla comprensione dei bisogni dell’animale. Al contrario, scoraggiano l’uso di strumenti che possono provocare dolore, paura o stress, poiché possono essere associati ad alterazioni della comunicazione sociale del cane. La riduzione di un comportamento indesiderato non equivale a un miglioramento del benessere, ma può derivare da fenomeni di inibizione.

In questo contesto, l’ENPA ha annunciato di voler avviare un confronto diretto con le società di produzione, le emittenti e tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione di questi programmi. L’obiettivo è promuovere una rappresentazione della relazione uomo-cane coerente con le attuali evidenze scientifiche e con i principi di benessere animale riconosciuti a livello europeo, come il modello dei ‘Cinque Domini’.

«La relazione con il cane non può essere ridotta a una dinamica di controllo. Fiducia, comprensione e cooperazione sono gli strumenti più efficaci», ha concluso la vicepresidente D’Angelo. La sfida culturale, secondo l’associazione, sarà quella di accompagnare l’evoluzione della sensibilità collettiva verso pratiche più rispettose, anche attraverso una comunicazione responsabile e scientificamente fondata.

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