Il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge 1552, una riforma che modifica profondamente la normativa sulla caccia in Italia. Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza di governo e dal mondo venatorio, si propone di rivedere la legge quadro 157 del 1992, che da oltre trent’anni regola l’attività nel Paese. L’approvazione ha segnato un punto di svolta, accentuando il divario tra le posizioni politiche e l’opinione pubblica.
La proposta di legge ha generato un acceso dibattito, con le associazioni ambientaliste e animaliste che hanno espresso una ferma opposizione. Secondo i critici, la riforma andrebbe a creare una forma di deregulation, allentando le tutele per la fauna e la sicurezza dei cittadini. Questa percezione è supportata da diversi sondaggi che indicano un’ampia contrarietà della popolazione a un’ulteriore liberalizzazione dell’attività.
Recenti ricerche commissionate a istituti come Ipsos e Piepoli hanno evidenziato un’opinione pubblica fortemente critica. I dati raccolti indicano che l’85% degli italiani considera la caccia un problema per la sicurezza, mentre il 78% la ritiene una pratica eticamente inaccettabile. Inoltre, il 94% del campione si è dichiarato favorevole a mantenerne i limiti attuali, a restringerli ulteriormente o ad abolirla del tutto, mostrando una netta avversione a nuove concessioni.
Uno dei punti più contestati del disegno di legge riguarda la gestione dei richiami vivi. La riforma prevede la possibilità di detenere un numero illimitato di richiami di allevamento, una pratica che secondo le associazioni animaliste configurerebbe una violazione dell’articolo 544-ter del Codice Penale, che punisce i maltrattamenti sugli animali. Le associazioni sostengono che tale norma ignori la sensibilità crescente dei cittadini verso il benessere animale.
Un’altra critica fondamentale mossa al testo approvato in Senato riguarda il suo presunto contrasto con i principi costituzionali. Gli oppositori del ddl sostengono che la riforma ignori deliberatamente l’articolo 9 della Costituzione, che tra i principi fondamentali della Repubblica include la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. Proprio questo articolo, recentemente modificato per rafforzare la protezione ambientale, viene visto come un baluardo che la nuova legge cercherebbe di aggirare.
Nonostante il primo via libera parlamentare, le organizzazioni per la tutela ambientale e animale hanno annunciato che la loro battaglia non si fermerà. Facendo appello ai principi costituzionali e alla forte opposizione dell’opinione pubblica, hanno dichiarato di voler proseguire con determinazione le azioni di contrasto al disegno di legge nelle successive fasi del suo iter.














