Uno studio delle università di Sussex ed Exeter ha rivelato la presenza di microplastiche negli alimenti per animali domestici venduti nel Regno Unito. La ricerca, pubblicata su Environmental Toxicology and Chemistry, ha scoperto che il 76,3% dei prodotti testati conteneva particelle di plastica, sollevando interrogativi sui rischi per la salute degli animali e per l’ambiente.
I ricercatori hanno analizzato 228 campioni da 38 diversi alimenti (per cani, gatti e ricci) di 19 marchi, trovando tracce in 16 di essi. Le microplastiche rilevate erano soprattutto fibre (60%) e frammenti (40%). In generale, i prodotti più economici e il cibo secco sono risultati più contaminati, anche se gli scienziati hanno avvertito che il cibo umido, consumato in quantità maggiori, potrebbe portare a un’esposizione complessivamente superiore.
Secondo le stime, un cane di grossa taglia potrebbe ingerire fino a 2.314 microplastiche al giorno. Queste particelle, una volta espulse con le feci, rischiano di contaminare il suolo e gli ecosistemi circostanti. Fiona Mathews, co-autrice dello studio, ha spiegato che i nostri pet potrebbero contribuire inconsapevolmente all’inquinamento da plastica, con effetti a catena sulla fauna selvatica e sull’ambiente.
Lo studio ha ipotizzato diverse fonti di contaminazione. I sottoprodotti di origine animale sono stati indicati come i principali sospettati: il 90% dei campioni che li contenevano è risultato positivo. Molti cibi etichettati “al pollo”, ad esempio, avevano meno del 4% di carne, essendo composti da derivati non destinati al consumo umano.
Altre vie d’ingresso potrebbero essere il pesce, che veicola le microplastiche marine, e i cereali, potenzialmente contaminati da fanghi di depurazione usati come fertilizzanti. Il poliestere, il polimero più comune, potrebbe derivare dagli ingredienti o dal processo produttivo, mentre polietilene e polipropilene, tipici degli imballaggi, potrebbero contaminare il prodotto in fabbrica o all’apertura.
Gli stessi autori hanno riconosciuto un limite nel loro lavoro: non avendo analizzato le confezioni separatamente, non è stato possibile stabilire con certezza se la contaminazione derivi dagli ingredienti o dal packaging. La ricerca futura dovrà quindi indagare questo aspetto e le possibili conseguenze sulla salute degli animali, un tema non affrontato in questo studio.
















