L’Italia non raggiungerà nei tempi previsti gli obiettivi di produzione di biometano fissati per il 2030. Nonostante la filiera stia acquisendo un ruolo strategico per i trasporti, l’industria e la sicurezza energetica nazionale, il traguardo fissato dal Piano nazionale integrato per l’energia e per il clima (Pniec) appare lontano. A lanciare l’allarme è il “Biomethane & Biofuels Report”, curato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.
Secondo lo studio, il potenziale del settore non è ancora pienamente sviluppato a causa di costi elevati, legati all’importazione di materie prime, e di una forte incertezza normativa. Sebbene il biometano sia una delle opzioni più mature per sostituire il gas di origine fossile, il suo sviluppo è stato frenato. Attualmente in Italia risultano in esercizio 176 impianti, incentivati dai decreti ministeriali del 2018 e 2022.
La capacità produttiva nazionale si attesta oggi su circa 1 miliardo di metri cubi standard all’anno, un valore ancora distante dall’obiettivo Pniec di 5 miliardi di metri cubi entro il 2030. La distribuzione geografica degli impianti, inoltre, rimane fortemente sbilanciata verso il Nord Italia, dove si concentra la maggior parte delle strutture attive e in via di sviluppo. Malgrado i progressi spinti anche dai fondi del Pnrr, il divario da colmare è notevole.
Il report del Politecnico stima che nel 2030 mancherà una produzione compresa tra 1,2 e 2,1 miliardi di metri cubi annui. Il raggiungimento dei target fissati dal piano energetico nazionale appare quindi più realistico solo con un orizzonte temporale spostato intorno al 2035. Per accelerare, sarebbe necessario snellire le procedure autorizzative e armonizzare una normativa che negli anni è risultata troppo frammentata.
Paolo Maccarrone, direttore scientifico del report, ha evidenziato le criticità: “Il mercato è caratterizzato da elevata complessità autorizzativa, ridotta bancabilità dei progetti, filiera poco integrata e scarsa competitività di costo rispetto al metano fossile”. Secondo l’esperto, continua a mancare una visione strategica di lungo periodo da parte dei decisori politici, indispensabile per dare stabilità agli operatori.
Questa assenza di pianificazione non ha permesso agli investitori di programmare interventi a lungo termine. Maccarrone ha sottolineato che non bastano incentivi alla produzione, ma servono “strumenti che incidano sui nodi irrisolti della domanda strutturata e dell’integrazione di filiera”.
Una situazione simile si riscontra nel comparto dei biocombustibili liquidi. Negli ultimi vent’anni la loro produzione mondiale è cresciuta di sette volte, raggiungendo nel 2024 le 157 milioni di tonnellate. Tuttavia, questo volume resta marginale se confrontato con il consumo di combustibili fossili per i trasporti, che nello stesso anno ha superato i 2,5 miliardi di tonnellate.














