Progetto per salvare il corallo del Mediterraneo

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Corallo Mediterraneo
Corallo Mediterraneo

L’aumento delle temperature marine sta mettendo a rischio la sopravvivenza della Cladocora caespitosa, un corallo endemico fondamentale per la biodiversità del Mar Mediterraneo. A lanciare l’allarme sono i risultati del progetto MedCoral Guardians, promosso dalla Fondazione Marevivo per proteggere questa specie preziosa.

Negli ultimi anni, il Mediterraneo ha registrato valori termici senza precedenti, con temperature superficiali che hanno confermato l’impatto crescente della crisi climatica. Le ondate di calore provocano il fenomeno dello sbiancamento, che può compromettere la sopravvivenza di intere colonie di corallo, con un danno significativo per l’intero ecosistema che dipende da esse per rifugio e nutrimento.

Il progetto, sviluppato nelle Aree Marine Protette di Ustica, Tavolara-Punta Coda Cavallo e Punta Campanella, si basa su tre pilastri: monitoraggio scientifico, restauro ecologico e sensibilizzazione. “Proteggere la Cladocora significa salvaguardare la biodiversità del Mediterraneo e contribuire alla conservazione di un patrimonio essenziale per le generazioni future”, ha dichiarato Raffaella Giugni, segretario generale di Marevivo.

I ricercatori hanno mappato oltre seimila metri quadrati di fondale, raccolto più di duecento osservazioni scientifiche e coinvolto migliaia di subacquei in attività di citizen science. Grazie a questi dati, sono stati avviati interventi di restauro basati sui protocolli dell’Università Politecnica delle Marche.

Una tecnica multispecie, sperimentata per la prima volta, ha mostrato risultati promettenti. Dopo dodici mesi, il tasso di sopravvivenza complessivo dei frammenti di corallo trapiantati è stato del 40%. Secondo gli studiosi, l’associazione con macroalghe crea un effetto protettivo che riduce lo stress termico. “Il restauro della madrepora cuscino rappresenta un passo concreto verso il recupero degli habitat costieri”, ha sottolineato il professor Roberto Danovaro, biologo dell’ateneo.

Parallelamente, l’Università Politecnica delle Marche ha allevato con successo duecento frammenti di corallo in ambiente controllato, registrando il 100% di sopravvivenza. Un altro successo concreto è stato registrato a Ustica, dove l’installazione di cinque boe di ormeggio ha evitato, in una sola stagione, oltre seimila ancoraggi potenzialmente dannosi per i fondali.

“MedCoral Guardians dimostra come la tutela del mare possa generare conoscenza e coinvolgimento, trasformando la comunità locale e i visitatori in protagonisti della conservazione”, ha commentato Davide Bruno, direttore dell’Area Marina Protetta di Ustica. Il progetto ha visto la partecipazione di un ampio partenariato scientifico, che include la Stazione Zoologica Anton Dohrn, la Rutgers University e l’Università Federico II di Napoli, con il sostegno fondamentale della The Nando and Elsa Peretti Foundation.

Alla luce dei risultati positivi, Marevivo punta ora ad ampliare l’iniziativa, coinvolgendo altre Aree Marine Protette del Mediterraneo. L’obiettivo è creare una rete per la diffusione di protocolli condivisi di monitoraggio e restauro, rafforzando il ruolo delle aree protette nella conservazione della biodiversità marina.

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