Il crescente numero di infortuni e le continue proteste dei giocatori hanno spinto l’ATP a intervenire. L’associazione ha infatti deciso di avviare una fase di sperimentazione nel circuito Challenger per valutare una soluzione a uno dei problemi più sentiti nel tennis moderno: la qualità e la durata delle palline da gioco, indicate da molti come causa principale di problemi fisici.
La misura, approvata dal Consiglio dei Giocatori, prevede una modifica nella frequenza di sostituzione delle palline. Il primo cambio non avverrà più al settimo game, ma sarà anticipato al quinto. I cambi successivi passeranno dal tradizionale nono al settimo gioco. L’obiettivo è garantire che gli atleti giochino più a lungo con palline in condizioni ottimali, riducendo lo sforzo fisico. Se i risultati saranno positivi, la novità verrà estesa al circuito maggiore.
Il cambiamento è tutt’altro che trascurabile. A livello professionistico, l’usura delle palline è estremamente rapida. Con il passare dei game, una pallina perde pressione interna, il feltro si consuma e l’attrito con l’aria aumenta. Di conseguenza, il rimbalzo diventa meno prevedibile e più basso. Per generare la stessa velocità e potenza, il tennista è costretto a imprimere più forza a ogni colpo, sollecitando maggiormente le articolazioni di polso, gomito e spalla.
La protesta contro la qualità delle palline è un tema che va avanti da anni, ma ha raggiunto un punto critico nel periodo post-pandemia. Come ha confermato Novak Djokovic durante l’edizione di Wimbledon 2023, molti giocatori sono concordi sul fatto che qualcosa sia cambiato. Gli impianti di produzione hanno modificato materiali e processi, dando vita a palline percepite come più pesanti, lente e stressanti per il braccio.
A complicare il quadro si aggiunge la continua alternanza dei fornitori tra un torneo e l’altro. Dunlop per gli Australian Open, Wilson per Roland Garros e US Open, Slazenger per Wimbledon: ogni cambio di marchio costringe i giocatori a un nuovo adattamento tecnico e fisico. Per affrontare questo aspetto, l’ATP ha già annunciato che dal 2025 centralizzerà la scelta dei fornitori, ma la misura potrebbe non essere sufficiente.
I numeri confermano una tendenza preoccupante. Un’analisi basata sui dati ATP e WTA ha mostrato come, dal 2002 al 2023, i ritiri per infortunio siano cresciuti del 25% nel circuito maschile e del 50% in quello femminile. Il tennis si è evoluto: si colpisce più forte, gli scambi sono più lunghi e l’intensità è aumentata. Anche le racchette, più rigide e potenti, trasmettono maggiori vibrazioni. Le palline sono solo uno dei tasselli di un puzzle complesso, ma la sperimentazione dell’ATP rappresenta un primo, importante passo per tutelare la salute degli atleti.





