CASAL DI PRINCIPE – Tragedia solo sfiorata all’interno del cimitero cittadino di Casal di Principe, dove una porzione di cemento e intonaco si è improvvisamente staccata dalla copertura di un porticato, finendo per colpire in pieno una donna che si trovava lì per fare visita ai propri cari defunti. L’episodio, avvenuto nel Settore A del camposanto, ha destato profonda indignazione tra i frequentatori della struttura e riacceso un duro scontro sulla sicurezza e sulle competenze manutentive tra il Comune e i cittadini concessionari dei loculi.
La vittima del crollo, una donna che si reca quasi quotidianamente al cimitero, è stata soccorsa dopo essere stata travolta dai calcinacci caduti dall’alto. L’area è stata lasciata nello stato in cui si trovava subito dopo l’incidente per permettere ai responsabili dell’amministrazione e agli assessori competenti di constatare di persona la gravità del danno e il potenziale pericolo ancora presente. Da tempo i cittadini denunciano lo stato di degrado in cui versa l’intera area cimiteriale: porticati visibilmente ammalorati, infiltrazioni d’acqua, coperture usurate e una carenza strutturale di interventi ordinari e straordinari. Un luogo di raccoglimento e rispetto per la memoria dei defunti che, secondo i frequentatori, si sta trasformando in un percorso a ostacoli ad alto rischio per l’incolumità pubblica.
Oltre al danno e allo spavento, l’episodio ha fatto esplodere la polemica sulla gestione delle riparazioni. Molti cittadini denunciano infatti come da parte dell’Ente vi sia la tendenza a scaricare sui privati concessionari dei loculi l’onere economico per la sistemazione delle strutture e delle tettoie ammalorate. I frequentatori contestano con forza questa impostazione, parlando di vera e propria omissione degli obblighi di manutenzione che dovrebbero fare capo al Comune, specialmente per quanto riguarda le parti comuni, i porticati e le strutture portanti. La richiesta che sale a gran voce dalla comunità è quella di un piano di messa in sicurezza immediato ed esaustivo delle zone a rischio, per evitare che la prossima volta si debba piangere una tragedia ben più grave.








