La carriera di Nick Kyrgios ha subito una battuta d’arresto che potrebbe rivelarsi definitiva. Il tennista australiano è risultato positivo alla cocaina durante un test antidoping effettuato a giugno, nel corso del torneo ATP 250 di Maiorca. La notizia, annunciata ad agosto, ha portato a una sospensione provvisoria per l’atleta, che ora rischia uno stop forzato dalle competizioni la cui durata potrebbe variare da sei mesi a due anni.
Questa vicenda segna il punto più basso di un percorso sportivo segnato da alti e bassi. La notizia della positività è giunta quasi esattamente nove anni dopo uno dei momenti più alti della sua carriera: la finale al Masters 1000 di Cincinnati del 20 agosto 2017. All’epoca 22enne, Kyrgios aveva sconfitto Rafael Nadal e David Ferrer prima di arrendersi a Grigor Dimitrov, ma sembrava destinato a un futuro da protagonista nel circuito.
Il talento dell’australiano non è mai stato in discussione. Fin dalla sua clamorosa vittoria contro Nadal a Wimbledon nel 2014, quando aveva solo 19 anni, è apparso chiaro che possedesse doti fuori dal comune. Un servizio devastante, un tocco di palla raffinato e un dritto potente e personale lo hanno reso uno degli giocatori più spettacolari e imprevedibili. A questo si è sempre accompagnato un carattere difficile e un rapporto conflittuale con il tennis, uno sport che lui stesso ha ammesso di non aver mai amato completamente.
Dopo la promettente stagione 2017, la sua carriera ha vissuto un’unica, vera fiammata nel 2022, anno in cui ha raggiunto la finale a Wimbledon e i quarti di finale agli US Open, battendo l’allora numero uno al mondo Daniil Medvedev. Quell’estate ha rappresentato un’eccezione in un lungo periodo di declino, caratterizzato da risultati deludenti, infortuni e un’attività agonistica sempre più rarefatta.
Le difficoltà di Kyrgios non sono state solo professionali. L’atleta ha parlato apertamente dei suoi problemi di salute mentale, rivelando di aver sofferto di depressione e di aver abusato di alcol e droghe nei momenti più bui, arrivando a considerare il suicidio nel 2019. Queste fragilità personali aiutano a contestualizzare un comportamento spesso percepito solo come ribelle o arrogante.
Al di là delle controversie, Kyrgios ha mostrato anche un lato umano e generoso, fondando un’associazione benefica per aiutare i bambini in difficoltà e venendo descritto da molti colleghi come una persona autentica e un amico leale.
Con una squalifica che si profila all’orizzonte, la carriera tennistica di Kyrgios, a 31 anni, sembra essere giunta al capolinea. Per l’ex numero 13 del mondo, la sfida più grande ora sarà quella di vincere la sua partita più difficile: ritrovare equilibrio e serenità al di fuori del campo da gioco.





