PIMONTE – Raffaele Afeltra era in auto. Il commando ha usato un fucile calibro 12. Un’arma da fuoco portatile a lunga gittata impiegata principalmente per la caccia. Non lascia scampo. I carabinieri ieri sera si sono trovati una scena agghicciante. Un agguato chirurgico e studiato nei dettagli, come non accadeva da tempo ai Monti Lattari. Secondo gli inquirenti, segna un punto di svolta nelle dinamiche della zona. L’uccisione di Raffaele Afeltra, 68 anni, alias ‘o Burraccione, considerato dagli investigatori ai vertici della fazione Afeltra-Di Martino segna un cambio di passo. Il delitto si è consumato ieri sera in una zona solitaria e impervia di Pimonte, precisamente vicino a un terreno di proprietà dell’uomo in località Zappino, a ridosso dell’ex strada statale che conduce verso Agerola.
Secondo una prima ricostruzione dell’Arma, il 68enne è stato colto di sorpresa da un gruppo di sicari mentre si trovava in auto nel proprio fondo agricolo e colpito da una pioggia di fuoco: contro di lui sono stati esplosi almeno cinque colpi d’arma da fuoco, partiti da un fucile, che non gli hanno lasciato la minima possibilità di scampo. Sul luogo dell’imboscata sono giunti i militari dell’Arma per avviare le primissime attività d’indagine, unitamente agli specialisti del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Torre Annunziata e ai colleghi della Compagnia di Castellammare di Stabia che hanno eseguito i rilievi tecnico-scientifici a caccia di tracce o elementi utili a risalire al commando di killer.
Il cartello Afeltra-Di Martino ingaggiò una lunga faida con i D’Alessandro e gli Imparato a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e gli anni ‘90. Dopo aver trascorso gran parte della propria vita in carcere a seguito di lunghe detenzioni, il 68enne era finito nuovamente al centro delle cronache giudiziarie nel 2019 quando fu arrestato nell’ambito dell’operazione “Olimpo”; in quell’occasione pose fine a una latitanza durata tre mesi e mezzo decidendo di consegnarsi spontaneamente ai cancelli del carcere di San Gimignano, a Siena. Scontata una condanna, Afeltra era tornato a piede libero da circa tre anni, rientrando stabilmente nel suo feudo di Pimonte. Le indagini ora proseguono a tutto campo e a ritmo serrato per decifrare la matrice di un omicidio ritenuto dalla Procura eccellente, avvenuto a sorpresa tra le curve dei Monti Lattari, con gli inquirenti che cercano di capire se il delitto sia da ricollegare al riassetto dei vecchi patti o a contrasti recenti sul territorio, nel timore che questo omicidio possa riaprire una violenta e distruttiva contrapposizione nell’intero comprensorio.








