Napoli, il contrabbando si fa 2.0: nel borsone del 70enne non solo ‘bionde’, ma anche ricariche per e-cig

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NAPOLI – 31 agosto 2026 – Il mercato, anche quello illegale, non dorme mai. Anzi, si evolve, si adatta, fiuta le nuove tendenze e adegua la propria offerta con una rapidità che farebbe invidia a molte strategie di marketing. E Napoli, ancora una volta, si dimostra un laboratorio a cielo aperto dove le leggi della domanda e dell’offerta trovano applicazione immediata, anche ai margini della legalità. A due giorni da un’inchiesta che ha acceso i riflettori sul mondo dei consumatori di droga, la cronaca cittadina registra un nuovo, emblematico spaccato di questa realtà. Questa volta, il protagonista non è uno spacciatore, ma un insospettabile 70enne, e la merce non è stupefacente, ma qualcosa di molto più moderno: ricariche per sigarette elettroniche.

La scena si svolge in via Sant’Antonio a Capodimonte, una strada tranquilla a poche centinaia di metri dalla storica Porta di Mezzo del Bosco. È qui che una pattuglia dei Carabinieri della locale stazione nota l’uomo. Apparentemente un anziano come tanti, ma il suo atteggiamento e, soprattutto, un grosso borsone semi-nascosto dietro uno scooter parcheggiato, insospettiscono i militari. Scatta il controllo.

All’interno della borsa, un piccolo emporio del fumo illegale: ben 718 pezzi tra pacchetti di sigarette di contrabbando, le classiche “bionde”, e la vera novità che ha catalizzato l’attenzione degli investigatori: decine di ricariche liquide per sigarette elettroniche, di vari gusti e gradazioni di nicotina. Un assortimento pensato per non scontentare nessuno, né i fumatori tradizionali né i più moderni “svapatori”.

Di fronte ai militari, l’uomo, risultato poi essere incensurato, non ha cercato scuse fantasiose. Ha offerto, invece, una sintesi quasi disarmante delle leggi del mercato, una fotografia lucida della sua attività illecita: “Mariscià, la gente mi chiede anche queste e io mi adatto!”. Poche parole che racchiudono un intero modello di business. Non è più solo il contrabbando di sigarette provenienti dall’Est Europa a riempire le bancarelle improvvisate, ma un’offerta che si modella sulle abitudini di consumo che cambiano.

L’analisi degli inquirenti si sposta ora sul canale di approvvigionamento. Se per le sigarette tradizionali le rotte del contrabbando sono note, per le ricariche delle e-cig si apre uno scenario nuovo. L’ipotesi più accreditata, al momento, è che i prodotti non provengano da traffici internazionali, ma vengano acquistati legalmente in tabaccherie o negozi specializzati per poi essere rivenduti “porta a porta” o in strada con un margine di guadagno minimo, stimato tra i 30 e i 40 centesimi a pezzo. Un’economia di sussistenza, che punta sulla comodità del servizio offerto al cliente.

E proprio la clientela rappresenta un altro tassello fondamentale di questo puzzle. Chi si rivolge a un contrabbandiere per una ricarica che potrebbe trovare legalmente altrove? La risposta è semplice: chi non può muoversi. Tra i potenziali acquirenti, infatti, ci sarebbe una fetta significativa di persone sottoposte a misure restrittive, come gli arresti domiciliari. Per loro, impossibilitati a raggiungere autonomamente una tabaccheria, il servizio a domicilio del 70enne rappresentava l’unica via per soddisfare un’abitudine.

Per l’anziano “imprenditore” è scattata la sanzione amministrativa e l’intero carico di 718 pezzi è stato posto sotto sequestro. Ma l’episodio di via Sant’Antonio a Capodimonte resta un potente indicatore di come anche l’economia sommersa più tradizionale sappia evolversi, dimostrando una capacità di lettura del mercato tanto cinica quanto efficace. Il contrabbando a Napoli non è morto, si è solo aggiornato.

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