Zvonimir Boban, ex stella del Milan e attuale presidente della Dinamo Zagabria, ha concesso un’intervista in cui ha analizzato la sua ex squadra e il calcio italiano. Le sue parole hanno tracciato un quadro critico della situazione rossonera.
“Il Milan da anni non fa cose da Milan, in nessun senso”, ha dichiarato Boban, sottolineando una perdita di identità e visione. “Non vedo passi avanti, se non per il coraggio e la voglia di giocare un calcio offensivo”.
Secondo l’ex dirigente, questo approccio tattico ha però mostrato i suoi limiti. Ha ricordato la sconfitta dello scorso anno contro il Cagliari, attribuendola a una stagione giocata con un calcio troppo difensivo che ha impedito alla squadra di dominare la partita al momento decisivo.
Boban ha poi commentato le operazioni di mercato, esprimendo perplessità su alcune valutazioni. “Ramos è stato pagato un prezzo sproporzionato”, ha affermato, aggiungendo che, pur avendo buone doti realizzative, “siamo lontani dalla qualità che cambia la dimensione”. In positivo, ha invece citato la storia di Cisse, “un ragazzino arrivato dal nulla grazie al talento”, che lo ha emozionato.
L’analisi di Boban si è estesa a tutto il movimento italiano. “Sul piano delle idee, siamo lontani dall’Europa e dalla sua idea di velocità”, ha spiegato. Ha definito il calcio della Serie A “poco offensivo, sempre più fisico e meno propositivo”, criticando l’abuso dei “catenacci modernizzati” con le difese a tre.
Per l’ex calciatore croato, il cambiamento deve partire dai club, poiché la federazione non può imporre uno stile di gioco. Ha però individuato un’eccezione positiva nel Como, elogiando il progetto e il lavoro dell’allenatore Cesc Fabregas. “Se guardo come giocano, dico che possono vincere lo Scudetto. Possono complicare la vita a tutti”.
Boban ha riservato una riflessione anche su alcuni grandi nomi. Riguardo a Luka Modrić, ha evidenziato come il suo genio resti intatto con l’età, ma ha espresso dubbi sulla sua tenuta nel sistema di Amorim, che richiederà di coprire ampie porzioni di campo.
Infine, ha commentato le vicende della nazionale, difendendo Paolo Maldini nel “caos-federazione” e apprezzando la figura di Andrea Pirlo, un “genio del calcio” non pienamente compreso nel suo ruolo di allenatore. Ha concluso menzionando il rispetto di Pep Guardiola per Maldini e la sua decisione di non guidare una nazionale per l’esigenza di lavorare quotidianamente sul campo.




